 |
Lettera a Marina Berlusconi
di
Elisa Fontana *
Gentile Marina Berlusconi,
lei ha scritto una lettera a Repubblica sul prossimo referendum costituzionale. I toni usati sono pacati e apparentemente condivisibili, perché lei comincia la sua lettera proprio lamentando i toni che hanno contraddistinto questa campagna referendaria tutta giocata dentro gabbie ideologiche. Infatti, si lamenta, non dobbiamo chiederci se vogliamo una giustizia di destra o di sinistra, perché così si polarizzano le contrapposizioni e non si va lontano.
Ma vede, gentile Marina, qui non è questione di etichettare la giustizia se di destra o di sinistra, mi sembra un approccio abbastanza superficiale, qui è questione di visione. Qui dobbiamo decidere quale tipo di visione della giustizia e della magistratura abbiamo.
Ora per una gran parte di noi italiani, si stupirà ma anche di destra, ma una destra ben diversa da quella che frequenta lei, i concetti fondamentali di questa visione sono stati posti 80 anni fa nella nostra Costituzione.
Ora, lungi da me voler considerare la Costituzione perfetta e intoccabile e lungi da me voler sostenere che nella magistratura non ci siano problemi, ma la visione di fondo di quella impalcatura costituzionale ci ha permesso di avere sempre un giudice a Berlino a cui rivolgerci.
E se le riforme costituzionali si vogliono legittimamente fare, le si fanno coinvolgendo tutto l’arco costituzionale, maggioranza ed opposizione, mentre qui abbiamo lo strano caso di una riforma in cui nemmeno la maggioranza ha potuto mettere becco, figuriamoci l’opposizione.
E che visione è mai questa, gentile Marina? Ce lo spieghi lei che è così preoccupata della polarizzazione delle contrapposizioni. Cosa si aspettava che avvenisse davanti ad un tale colpo di mano? Che chi non è d’accordo né sul metodo, né sul merito tacesse pensando a non polarizzare? E non voglio nemmeno entrare nei metodi usati dai social media manager dei partiti di maggioranza che hanno passato più tempo a pubblicare falsità e a cancellarle dopo 5 minuti che altro.
E, poi, vede, si fa presto a dire come fa lei nella lettera a Repubblica che c’è un principio su cui tutti possiamo essere d’accordo: giustizia e politica dovrebbero correre su binari ben distinti. E come darle torto? Se non fosse che lei stessa è a capo di una casa editrice acquisita da suo padre corrompendo un giudice, come da sentenza definitiva della Cassazione, confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, corruzione portata avanti da Cesare Previti, al tempo ministro del governo presieduto da suo padre.
Ora, so bene che le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma i figli potrebbero ripassare la storia prima di parlare di binari ben distinti fra politica e giudici. Talché mi riesce difficile credere fino in fondo a quel che scrive che il suo sì al referendum non ha nulla a che fare con il suo orientamento politico o con il suo cognome. Ma è un limite mio, lo ammetto senza riserve.
E lei conclude in modo sicuro questa missiva affermando che se dovesse vincere il sì non sarebbe una vittoria postuma di suo padre e qui le credo, ma sempre di vittoria postuma si tratterebbe, non di suo padre, ma di Almirante e di Licio Gelli, l’uno che postulava il sorteggio del CSM e l’altro che lavorava per mettere i giudici sotto il controllo dell’esecutivo. Che suo padre poi avesse la tessera della loggia P2 è solo un accidente della storia, come direbbe don Ferrante.
Poi, alla fine della lettura della sua lettera mi coglie un dubbio, ma forse lei più che ai lettori di Repubblica voleva rivolgersi, e prendere le distanze, da tutta quella canea urlata a cui abbiamo assistito a destra? Marcare che lei è altro? Potrebbe darsi, vista l’impossibilità di prendere posizione chiaramente e a viso aperto soprattutto in questo momento.
Un consiglio, però, se davvero questo è il suo intento, se davvero vuole mostrarsi come una liberale classica, cominci a far pulizia dentro il partito, da tutti gli inetti, da tutti gli urlatori, da tutti i plateali bugiardi senza vergogna, da tutti i querelatori per intimidire. E li tolga dalle sue tv e dai loro programmi spazzatura dove tutto si fa tranne che confrontarsi seriamente. Vedrà che anche le sue lettere ne guadagneranno in credibilità.
Nessuno chiede abiure o disconoscimenti paterni, ma marcare una differenza all’indegno e sterile spettacolo che abbiamo visto in questi quattro anni sarebbe un buon inizio per tutti, soprattutto per la democrazia. E poi, avversari come prima.
Ma sarà davvero così? Mi permetto di dubitarne, vedo più un intervento strumentale visto il livello davvero bassissimo della propaganda governativa che rischia di ritorcersi contro, un correre ai ripari finché si può. Ma sarò ben lieta di essere smentita.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
Dossier
diritti
|
|