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Parafrasando Sanremo: Per sempre NO
di
Antonio Greco *
NO. Non è una riforma della giustizia: è un attacco alla Costituzione della Repubblica Italiana, alla Carta che sostiene la nostra democrazia, i nostri diritti e i nostri doveri.
NO. È una riforma discutibile nel merito — profondamente discutibile — ma soprattutto nasce con un peccato originale gravissimo: per la prima volta nella storia repubblicana una revisione costituzionale viene approvata senza un vero dibattito parlamentare.
NO. Ci chiedono di votare un testo scritto dal Consiglio dei Ministri, blindato da una maggioranza compatta. Nessun emendamento, nessun confronto.
NO. È l’umiliazione di un Parlamento ridotto a mero ratificatore dall’esecutivo.
NO. Le riforme costituzionali devono unire, non dividere. Devono nascere dal dialogo, non dall’imposizione.
NO. Questa non è una riforma condivisa: è un atto di forza.
NO. Non possiamo accettare che il Parlamento — che i Padri costituenti vollero come cuore pulsante della democrazia — venga mortificato.
NO. Non possiamo accettare che la rappresentanza venga svuotata di senso.
NO. Perché la Costituzione appartiene a tutti, non a chi governa pro tempore.
NO. La Costituzione è il patto fondativo della nostra Repubblica, il riscatto dagli errori e dagli orrori del passato. Non può diventare l’espressione della volontà di una minoranza.
NO. I costituenti scrissero principi comuni, universali. La Costituzione è — e deve restare — di tutti.
NO. Cambiare le regole costituzionali senza un confronto pieno e trasparente significa indebolire quel patto che tiene insieme la Repubblica.
NO. Non possiamo accettare la concentrazione del potere senza adeguati contrappesi.
NO. Non possiamo restare in silenzio mentre si altera l’equilibrio costituzionale.
Sul merito ci sarebbe molto da dire. Ma oggi basta questo: dire NO a un metodo inaccettabile in uno Stato di diritto.
Per sempre NO.
* Componente del Comitato Tecnico-Giuridico dell'Osservatorio
 
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