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02 marzo 2026
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La cultura è sempre antifascista
di Giuseppe Franco Arguto

𝗟𝗮 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗮? 𝗘̀' 𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮?

𝘕𝘦𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘯𝘶𝘤𝘭𝘦𝘰 𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘦̀ 𝘢𝘯𝘵𝘢𝘨𝘰𝘯𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘢 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘪𝘥𝘦𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢, 𝘢𝘯𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘤𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦 𝘴𝘰𝘴𝘵𝘢𝘯𝘻𝘢, 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘱𝘦𝘳 "𝘢𝘯𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘤𝘢" 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘯𝘵𝘪-𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘪𝘵𝘢𝘳𝘪𝘢, 𝘯𝘰𝘯 𝘯𝘦𝘭 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘤𝘢𝘳𝘪𝘤𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘦.

Quando scrivo che la Cultura è sempre antifascista, cos'è che invero intendo affermare? Affermo il valore della Cultura come unica contromisura per ogni tipo di violenza, qualsiasi e comunque proposta: prepotenza, arroganza, coercizione, abuso, sopruso, menzogna.

Sappiamo – smentitemi eventualmente – che la violenza, inclusa quella verbale, ossia politica, compresa quella economica, ossia salariale, abbraccia ogni latitudine politica laddove è praticata, senza esclusione alcuna.

La Cultura, al netto di tutte le definizioni che ad essa si attribuiscono nel descriverne le qualità, è «Conoscenza»; la quale non può prescindere dalla Consapevolezza delle forze antagoniste che regolano i fenomeni degli esistenti e della loro interdipendenza nelle dinamiche della Storia.

Il DNA del fascismo è costituito dal gene della violenza, pervasa dal culto dell’obbedienza, dalla sacralizzazione della forza, dalla produzione del nemico, dalla soppressione e oppressione come modalità esclusive per ridurre il dissenso.

Vale anche per il comunismo di matrice sovietica, ossia lo stalinismo autoritario: secondo la mia prospettiva libertaria è puro fascismo, poiché condivide i medesimi presupposti: partito-Stato, polizia politica, culto del capo, soppressione del dissenso.

Può mai essere considerata Cultura quella cosa che origina da una prassi quale quella fascista? No, non può chiamarsi Cultura e non la chiameremo Cultura.

La Cultura è quindi sempre anti-fascista, non è né di destra né di sinistra: nel suo nucleo essa è antagonista a ogni ideologia, libertaria per essenza e sostanza.

La Consapevolezza che permea la Conoscenza (e viceversa), rifiuta ogni ricorso alla violenza, genera equilibri, sospende i pregiudizi, ricerca le cause prima di processare gli effetti; di contro, si informa alla Bellezza che origina dalla sobrietà del Sapere inteso come complesso di sistemi di pensiero rivolti allo sviluppo armonioso delle qualità dell'essere umano.

Asserire che vi furono intellettuali e uomini di Cultura che aderirono al fascismo, vuol dire non aver mai osservato alla Storia immergendosi nelle logiche che l'attraversano e le caratterizzano: chi tra le personalità illustri per ingegno aderì al fascismo, lo fece per mantenere il proprio status quo e i benefit che ne discendono. Essere eruditi, ossia personalità distintesi nelle discipline letterarie o scientifiche, non significa possedere la Cultura come coscienza critica.

Le persone (e le azioni che le persone compiono) richiedono di essere contestualizzate e storicizzate secondo il carattere dei loro tempi.

Mi spiace per i nostalgici del ventennio e per i neofascisti/postfascisti, per i reazionari di destra e di sinistra, per i liberisti conservatori e per i neoliberisti progressisti: non cercate nella Conoscenza una patente per la vostra ideologia.

La Cultura, quando è viva, non benedice poteri: li interroga. li insidia con il pensiero critico. La storia, ogni volta, mostra il conto della violenza travestita da ordine, burocrazia, autoritarismi legalizzati.

E la Storia siamo noi.


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