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La Costituzione contro i piedi sul banco
di
Alessandro Negrini *
Qualche giorno fa ho letto un articolo che mi ha profondamente colpito. Quello che è successo è questo: immaginate una scuola, dentro questa scuola, in un'aula, un bambino mette i piedi sul banco. L'insegnante lo vede e lo riprende. Fa una cosa normale. Gli spiega che occorre rispettare tutti gli altri, occorre rispettare le regole condivise.
Il bambino non li toglie e coi piedi sul banco prende il telefono, chiama il padre e dopo un po' il padre arriva alla scuola, sale, entra nell'aula e inizia a schiaffeggiare l'insegnante davanti a tutti. E dopo questa aggressione prende la mano del figlio, lo porta fuori dall'aula e poi fuori dalla scuola.
Ecco, questo accadimento ci scandalizza tutti, giustamente. Perché rappresenta in maniera plastica. La cultura del più forte, la cultura di chi si sente più forte. La cultura dell'arroganza che si sente intoccabile.
Bene, se applichiamo questo modello ai piani alti della politica, allora tutto quello che è successo negli ultimi tre anni e mezzo assume una luce chiarificante e precisa: le aggressioni a qualunque contrappeso della politica ogni qualvolta osava fare quello che è tenuto a fare, cioè controllare il potere e controllare che il potere aderisca lui stesso alle leggi che emana.
Sono stati aggrediti i magistrati, è stata aggredita la Corte dei Conti che ha il compito di controllare che i conti pubblici siano giusti e legali. Questo governo ha fatto le unghie alla Corte dei Conti con una legge ad hoc per poter essere meno controllato.
Anche su questo è stato abolito l'abuso d'ufficio, l'abuso d'ufficio, il reato più commesso dalla classe politica e dai colletti bianchi. Sono state limitate le intercettazioni che L'arma fosse una delle armi più usate, più potenti per combattere le mafie. Sono stati aggrediti giornalisti, artisti, cittadini ogni qualvolta osavano manifestare un dissenso che andava contro ciò che questo governo faceva e fa.
Ecco, in questo scenario si inserisce perfettamente in un disegno preciso la riforma della Costituzione, e cioè fare in modo che i magistrati non disturbino più il potere politico. Esattamente come la Rai, esattamente come i giornalisti, come gli artisti, devono stare a testa china. In questo contesto, in questo quadro.
Io, lo confesso, io ho paura. Ho paura perché mi ricordo quello che ho studiato sui libri di scuola. Mi ricordo quello che mi è stato insegnato dal mio professore di italiano. Mi ricordo che mi è stato detto che il potere politico deve avere dei limiti e mi ricordo quando ho studiato che la dittatura non arriva mai per traumi, arriva per procedure, a volte arriva per legge e ho paura.
Ho paura che voi non abbiate paura come me. Ho paura che che qualcuno prenda sottogamba quello che sta accadendo, perché se passa questa riforma della Costituzione crollerà una delle colonne portanti di questa già debole democrazia, e cioè l'idea che il potere politico deve avere dei limiti, che ci devono essere dei contrappesi totalmente indipendenti e tra questi quello della magistratura.
Questo referendum non è sulla giustizia: è su di noi e su noi cittadini. Sul poter continuare a dire "sì, siamo uguali davanti alla legge". Quindi io voto no e invito tutti voi a votare no e a convincere più gente possibile, perché se dovesse vincere il sì allora si incrinerebbe questo muro portante che fu studiato in maniera collettiva da chi scrisse la Costituzione, mentre questa riforma è stata scritta solo dal Governo in modo blindato senza cogliere nessun emendamento dell'opposizione, cosa mai accaduta prima.
Se questa cosa accadrà, allora saremo su un piano inclinato che andrà a toccare tutte le nostre vite e non potremo più tornare indietro. Molto difficilmente.
Per questo motivo io voto no: perché il mio voto è contro una casta politica e di colletti bianchi che vuole avere il diritto di mettere i piedi sul banco quando vuole.
* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
 
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