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Francia: politica decadente
di
Laurent Luboya
Dominique de Villepin incarna - che condividiamo o meno tutte le sue posizioni - una figura rara nel panorama politico attuale: quella di uno statista colto, nutrito di letteratura, storia e diplomazia.
Un intellettuale capace di gestire la lingua con eleganza, difendere una visione del mondo basata sul diritto internazionale e parlare a nome di una Francia indipendente e dignitosa sulla scena internazionale.
Ricordiamo il suo discorso alle Nazioni Unite nel 2003, dove si oppose alla guerra in Iraq in nome della legge e della stabilità globale. Questo momento rimane, per molti, l'espressione di una Francia che non si sottomette alle logiche di guerra e agli interessi a breve termine.
Che tristezza, quindi, vedere peggiorare il dibattito pubblico, dominato da personaggi come Macron, Bardella e altri scempi politici, più interessati alla comunicazione, ai calcoli elettorali e alle polemiche che all'altezza di vista e all'interesse generale.
La politica non dovrebbe essere teatro di ambizioni personali, ma spazio di riflessione, responsabilità e coraggio.
De Villepin ricorda che esiste - e può ancora esistere - un altro modo di fare politica: esigente, coltivato, attaccato ai principi. Una politica che solleva anziché declassa, che unisce anziché divide.
 
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