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Caso Epstein riporta alla mente il passato di Hillary Clinton
di
Rita Newton
Con le dichiarazioni di Hillary Clinton che discolpa sé e il marito per lo scandalo Epstein, è riemerso un episodio dl passato che mostra una marcata insensibilità della ex first Lady e ex segretaria di Stato di fronte ai reati sessuali su minori.
Nella sua prima dichiarazione davanti alla Commissione del Congresso, Hillary ha affermato di non aver mai incontrato il finanziere pedofilo aggiungendo "La Commissione dovrebbe indagare su Trump, non su di me". Inoltre ha detto, parlando di Epstein, "Come qualsiasi persona normale, sono inorridita dai suoi crimini".
Ma va ricordato il caso di Kathy Shelton, una donna che ha più volte raccontato: "Quando avevo 12 anni, sono stata brutalmente violentata da un uomo che mi ha ridotto in coma per 5 giorni e ha distrutto la mia fertilità. Il suo avvocato mi ha accusato di cercare uomini più anziani e ha riso di me in aula e ha salvato il mio stupratore dalla prigione. Il suo avvocato si chiamava Hillary Clinton."
Hillary, allora ancora Rodham, era un'avvocata 27enne e docente di diritto, indicata dal giudice come difensore di Taylor. Cercò di evitare il caso ma il giudice glielo impose. Pertanto lei si impegnò in tutti i modi, operando anche in modo da rivittimizzare la vittima, che era solo una bambina, mentre l'abusatore aveva 41 anni.
Clinton presentò una mozione per un esame psichiatrico della vittima e mise in dubbio le sue motivazioni.
In quell'affidavit, Clinton scrisse: "Sono stata informata che la denunciante è emotivamente instabile con la tendenza a cercare uomini più anziani e a impegnarsi in fantasticherie", trattandola quindi da mitomane.
Il caso non è andato a processo per problemi di conservazione di prove. Le accuse sono state ridotte tramite un patteggiamento da stupro di primo grado ad attenzioni illecite a minore di 14 anni. Taylor ha scontato circa 10 mesi di prigione.
Dato il diverso cognome, la ragazzina non comprese subito che l'avvocata era divenuta la moglie di Bill Clinton ma quando lo comprese la criticò pubblicamente, dicendo che si sentiva messa "all'inferno" dalle tattiche di difesa e che il coinvolgimento di Clinton (compresa la richiesta di esame psichiatrico) fu traumatico.
Durante le elezioni presidenziali del 2016, Donald Trump videnziò il caso, invitando Shelton ai propri eventi e affermando che Clinton avss "riso" della vittima, un reclamo che vari fact-checker (Washington Post, NPR, Snopes) hanno detto essere esagerato o falso, dicendo che la risata non era direttamente contro la vittima, ma avvenuta mentre parlava del caso con un giornalista.
Ecco i quattro momenti di un'intervista in cui Clinton rideva:
"Certo che lui [l'imputato] ha affermato di non aver [violentato]. E così via. Ha fatto il test della macchina della verità. Gli ho fatto fare il test della macchina della verità, che ha superato, il che ha distrutto per sempre la mia fiducia nel poligrafo." (Sia Clinton che il giornalista ridono.)
"Così ho ricevuto l'ordine di visionare le prove, ma il pubblico ministero non voleva che le vedessi. Ho dovuto andare da Maupin Cummings [il giudice] e convincerlo che sì, avevo effettivamente il diritto di visionare le prove prima che fossero presentate. (Clinton ride leggermente tra "prove" e "prima").
"L'ho consegnata [una biografia del suo testimone esperto] a Mahlon Gibson e ho detto: 'Beh, questo tizio è pronto a venire da New York per impedire questo errore giudiziario'". (Clinton ride, così come il giornalista.)
"Quindi [il giudice] Maupin doveva, sapete, per legge avrebbe dovuto stabilire se la dichiarazione di colpevolezza fosse fondata sui fatti. Maupin mi ha chiesto di lasciare l'aula mentre esaminava il mio cliente, in modo da poter verificare se fosse fondata sui fatti. Ho detto: "Giudice, non posso lasciare la stanza, sono il suo avvocato!" e lui ha risposto: "Lo so, ma non voglio parlarne davanti a te". (Il giornalista dice: "Oh Dio, davvero?" e ridono entrambi.)
 
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