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27 febbraio 2026
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Politiche minorili nella patria di Beccaria
di Elisa Fontana *

E’ appena uscito l’ottavo rapporto dell’Associazione Antigone sulla giustizia minorile in Italia, relativo al 2025. Rapporto che non ci lascia affatto ben sperare già dal titolo “Io non ti credo più”, a sottolineare la mancanza di speranza dei ragazzi nei confronti di un mondo di adulti che mostra solo desiderio di punizione e vendetta nei loro confronti e mai capacità di ascolto e sostegno.

A ciò si aggiunga il costante, incessante strepitare del governo sulla criminalizzazione punitiva dei minorenni e tutto ciò si traduce nella distruzione definitiva di tanti ragazzini che in altri tempi sarebbero stati recuperati nella società civile, grazie ad una radicata visione di giustizia minorile legata al reinserimento. Tutto svanito.

Ma torniamo un attimo indietro. Nel 2023 il rapporto Eurispes ci ha certificato che mentre in Europa le denunce contro minorenni erano 648 ogni centomila abitanti, in Italia erano 363, praticamente la metà. E a parte il confronto con l’Europa, le segnalazioni a carico dei minorenni erano calate di oltre il 4% rispetto all’anno prima.

Perché ricordo questi numeri e questo anno? Perché nonostante l’evidenza che non ci fosse nessuna emergenza, il 2023 è l’anno in cui la forsennata propaganda securitaria del governo partorisce lo specchietto per le allodole del Decreto Caivano.

Ma la tromba dell’allarme non smette di squillare se persino il ministro Piantedosi ci racconta che la percentuale di minorenni autori di un omicidio sarebbe quasi triplicata in un anno.

Volete i dati, quelli reali? I minorenni autori di omicidi volontari sono 27 nel 2022, 25 nel 2023 e 26 nel 2024. La vedete voi la triplicazione degli omicidi e degli assassini? Non esiste, ovviamente, ma nella percezione media rimane solo l’allarme, ovviamente. E il ministro? Si era sbagliato, ovviamente.

Vogliamo vedere, invece, qualche dato in reale crescita che, però, non suscita il minimo allarme sociale nel nostro solerte governo? Parliamo della povertà assoluta che colpisce soprattutto i minori ed è in continua crescita. Nel 2024 i minori in povertà assoluta erano 1,28 milioni, cioè quasi il 14% dei minori residenti, ma questo non ha provocato nessun allarme in Piantedosi e nessun decreto emergenziale nella nostra presidenterrima con telecamere al seguito.

Non prendiamo poi il discorso dei migranti minori non accompagnati in cui vediamo che sia il sistema di accoglienza che i relativi fondi sono in progressivo calo, con la conseguenza che i ragazzi finiscono facilmente per strada e nelle mani della criminalità. Ma anche questo non suscita nessun allarme sociale, anzi serve meglio alla generale propaganda razzista.

Tirando le somme, nel primo anno di applicazione del decreto Caivano il numero dei minorenni entrati nelle carceri minorili è aumentato di quasi il 31%, per poi diminuire e stabilizzarsi via via intorno al 16,6%. Una cifra senza senso, in considerazione anche del fatto di quanto la nostra giustizia minorile e le carceri annesse fossero all’avanguardia nell’opera di recupero di tanti ragazzi cui la vita non ha dato nessuna opportunità.

In carcere conoscevano per la prima volta in vita loro i giornali, il teatro, i laboratori d’arte, la possibilità che fuori da lì c’era ben altro che non una vita a delinquere. E tantissimi di loro si sono salvati rendendo reale e viva la funzione rieducativa del carcere.

Adesso l’unica funzione che il carcere minorile ha è quello di assomigliare quanto più possibile alla famosa frase tanto cara alle nostre destre governative “…e buttiamo la chiave”, insieme alle vite di tantissimi ragazzini che, evidentemente, sono nati dalla parte sbagliata del tavolo dove si banchetta.

E dalla patria tradita di Beccaria è tutto.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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