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24 febbraio 2026
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Meno male che c'è Sanremo
di Elisa Fontana

Quando poi ci riprenderemo dalla sbornia delle Olimpiadi, dalle luci, dai lustrini, dai complimenti, potremo ritornare alla normale vita quotidiana, che forse, però tanto normale non è. Per tanti e tanto giustificati motivi, ma oggi vorrei ricordarne uno solo che è talmente grande da seppellirci tutti di vergogna, più dello sfruttamento dei lavoratori, più dei salari bassi, più delle pensioni da fame, più della sanità negata.

Sono le montagne di cadaveri custoditi nel Mediterraneo che pian piano il mare ci restituisce a perenne monito della nostra lurida bestialità. Per i labili di memoria di cui questo Paese è pieno vorrei solo ricordare qualche numero e i numeri ci dicono che dal 2014 al 2024 i morti nel Mediterraneo sono stati 30 mila, cifra forfettaria, ovviamente, ma abbastanza precisa.

Ora non so se si possa avere idea di quanti siano 30 mila morti, ma credo che parlare di montagne di cadaveri non sia affatto fuori luogo. Ne sanno qualcosa i pescatori siciliani che abitualmente trovano cadaveri impigliati nelle loro reti, ne sanno qualcosa le nostre spiagge dove vengono rigettati dal mare i migranti dei naufragi più recenti, lo sanno tutti coloro che non si abbeverano solamente alla propaganda di stato messa in atto da questo indecente governo per il quale, non potendo fare nulla in merito nonostante i proclami tromboneschi, il problema migranti è totalmente sparito dai radar, tranne che non serva per la indecorosa battaglia contro la magistratura e le ONG.

I cadaveri che in tutti questi anni hanno costellato il Mediterraneo ci dicono una cosa molto semplice ed elementare: al diminuire degli sbarchi aumentano i morti, cioè abbiamo meno sbarchi perché muoiono prima di poter sbarcare, nessuno cerca di salvarli, nell’indifferenza generale.

E se questo è il modo per tentare di risolvere i problemi, benvenuti nella giungla, dove il più forte e senza scrupoli è re. Ma almeno evitiamo di citare Dio, di sventolare rosari, di inginocchiarsi ad Assisi perché condannare coscientemente a morte chi si potrebbe salvare è un atto da persone senza alcun dio, qualunque religione si dica di professare.

Il ciclone Harry si è incaricato di fare poi altre mille morti fra il 18 e il 20 gennaio. Mille persone che non guardano le previsioni del tempo prima di imbarcarsi, ma che nella stragrande maggioranza dei casi sono messe a forza su quei gommoni flosci che sono bare a cielo aperto.

Ibrahim Fofanah, medico e attivista tunisino ha perso le tracce di moglie, figlio e altri tre parenti, spinti a partire come tantissimi altri dalla violenza della polizia tunisina. Fofanah ha lanciato un appello alle autorità italiane perché si attivino “per il recupero e l’identificazione dei corpi, informino i familiari e garantiscano degna sepoltura. Nessuno deve restare senza nome e nessuna morte evitabile deve restare senza giustizia”.

Caro Ibrahim, perdi pure le speranze di dare degna sepoltura alla tua famiglia e a tutti gli altri. Per il nostro governo voi migranti siete una entità inesistente e, anzi, abbiamo stretto patti della vergogna con il vostro dittatore Saied perché vi trattenga in Tunisia con ogni mezzo.

Una volta per noi era sacra le legge del mare, il soccorso, l’aiuto, la solidarietà, adesso prevale la legge dell’odio cieco, senza sconti per nessuno, né per tuo figlio, né per tua moglie. Una volta ci dicevamo “italiani brava gente”, ma era tutta una finzione e finalmente abbiamo gettato la maschera, nell’indifferenza quasi generale.

Non ti chiedo nemmeno scusa, perché tutto ciò è inescusabile, quelle morti sono conseguenze dirette di chiare scelte politiche prese fra lo scrosciare degli applausi di tanti, troppi italiani brava gente. Qualcuno pagherà per tanto scempio? Non lo so e non credo, ma in ogni caso, come si fa a pagare per migliaia di vite umane gettate al vento e a giustificare la nostra cieca complicità?

E adesso scusaci, Ibrahim, ma fra poco comincia Sanremo e saremo occupatissimi.


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