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19 febbraio 2026
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Epstein: Governo di Israele gestiva la sua sicurezza domestica
di Leandro Leggeri

Nuove rivelazioni emerse da email diffuse dal Dipartimento di Giustizia statunitense indicano che il governo israeliano installò e mantenne un sistema di sicurezza e sorveglianza in un palazzo di Manhattan controllato da Jeffrey Epstein. L’edificio, al 301 East 66th Street, era la residenza in cui l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak soggiornava frequentemente tra il 2016 e il 2017.

Secondo la documentazione pubblicata da Drop Site News, l’operazione di sicurezza fu coordinata dalla missione permanente di Israele alle Nazioni Unite a New York.

Le email mostrano contatti regolari tra funzionari israeliani e lo staff di Epstein per l’installazione di allarmi, sensori alle finestre e sistemi di controllo remoto degli accessi, oltre alla gestione diretta degli ingressi all’appartamento. L’accesso veniva autorizzato dal capo della sicurezza di Barak, che effettuava anche verifiche sul personale di servizio.

L’appartamento era formalmente intestato a una società legata al fratello di Epstein, ma di fatto controllato dal finanziere, condannato per reati sessuali. Le comunicazioni indicano che Epstein approvò personalmente i lavori, inclusa l’installazione di apparecchiature invasive, accettando modifiche strutturali all’edificio.

Le email rivelano inoltre che funzionari israeliani gestivano elenchi di persone autorizzate ad accedere alla residenza, comprese domestiche e dipendenti di Epstein, con copie dei documenti di identità già in possesso della sicurezza israeliana. La collaborazione tra lo staff di Epstein e la sicurezza legata a Barak proseguì per almeno due anni, fino al 2017, e continuò anche successivamente attraverso altri funzionari.

Dopo la morte di Epstein nel 2019, Barak aveva ridimensionato pubblicamente i suoi rapporti con il finanziere. Né Barak né la missione israeliana all’ONU hanno risposto alle richieste di commento sul contenuto delle email.

Le rivelazioni sollevano interrogativi significativi sul ruolo diretto di uno Stato straniero nell’installazione di sistemi di sorveglianza in una residenza privata negli Stati Uniti, legata a una delle figure centrali di uno scandalo internazionale ancora avvolto da ampie zone d’ombra.

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