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Stampa clandestina: la tipografia partigiana Slovenija
di Roberto Neri
Nonostante sia rigidissimo quel febbraio di ottantuno anni fa, la libera diffusione di notizie non si blocca. La tipografia nel bosco, alla faccia del divieto di pubblicare informazioni, funziona a pieno regime e sforna ogni giorno quasi 7000 copie clandestine della “Gazzetta partigiana”, l’unico quotidiano mai stampato da un movimento della Resistenza europea. E potrebbe farlo ancora!
Per fortuna o altro, nel 2026 la libertà di pubblicare qualsiasi cosa non corre pericoli. La tipografia clandestina, ancora efficiente se fosse necessario, oggi è diventata un museo che ci ricorda come il diritto all’informazione sia stata una conquista strategica importante, ma pericolosa ed audace; ecco in breve come nacque.
Soppresso il pluralismo degli organi di stampa a partire dal 1923 con decreti sempre peggiori, nel nostro paese durante la Seconda guerra mondiale il governo è in pratica l’unica voce; il monopolio di fatto si estende anche alle terre da noi occupate, e la Jugoslavia non fa eccezione. E’ qui che sorge la stamperia.
La Slovenia quando nel 1943 crolla il regime fascista si ritrova, al pari dell’Italia, occupata dai tedeschi. Quel piccolo Stato, il più settentrionale della Jugoslavia di cui fa parte, però possiede una rete patriottica operativa e segreta che risale a molto prima del conflitto; nel 1944 decide di creare una sua tipografia.
Anziché produrre materiale ciclostilato in quasi quaranta rifugi sparsi sul territorio attraversato dall’attuale confine italo sloveno, si edifica un centro di stampa unico, sicuro, moderno e difficile da raggiungere. La zona prescelta si trova nel comune di Idria, che all’epoca fa parte del Friuli; l’area è impervia, nascosta da un bosco ad oltre mille metri di altitudine.
I primi lavori preparano le basi in cemento degli edifici, aggrappati al ripido pendio, mentre una segheria locale inizia a fornire le travi che, come ogni materiale, richiede perigliosi trasporti notturni per venire issato quassù dove non arriva, ovviamente, nessuna strada. Lo stesso dicasi per le due macchine rotative, acquistate a Milano, smontate e fatte arrivare tra mille peripezie.
Vojsko si chiama il posto, dove alla fine si contano sei costruzioni; dormitori, bagni, mensa e locali tecnici in cui vivono e lavorano fino a 48 addetti, dei quali un terzo donne. L’energia elettrica la fornisce l’impetuoso ruscello vicino mediante un generatore. “Mitja” è il responsabile del complesso, “Zarko” il progettista, e il quotidiano “Gazzetta partigiana” la principale pubblicazione.
La tipografia, denominata “Slovenija”, debutta il 17 settembre 1944 e lavora a pieno ritmo per tutto l’inverno, informando gli sloveni e gli jugoslavi in genere, come già faceva da anni -ma allora con più dispersione- del reale andamento della guerra nel proprio paese e nel mondo. A Vojsko ogni giorno si stampano anche pubblicazioni in italiano. Non verrà mai scoperta dal nemico.
Oltre alle notizie sui partigiani, le pubblicazioni si occupano di politica interna e mondiale, di cronaca locale, talvolta leggera, e di cultura; il 15 ottobre, in occasione del centenario della nascita di un popolare poeta sloveno, il sacerdote Simon Gregorcic, la “Gazzetta” gli dedica un numero unico.
In meno di sette mesi a Vojsko di nascosto vengono prodotti 228 numeri di 10 giornali diversi, oltre a opuscoli vari, volantini, manifesti, copertine a colori e altre 44 stampe minori; in totale la tiratura clandestina sarà di quasi 1.400.000 copie. Un eccezionale risultato per difendersi dalla propaganda di regime, contro il quale da queste parti si combatte fin dagli anni Venti del secolo scorso.
A fine marzo 1945 l’avanzata dell’Esercito jugoslavo di liberazione raggiunge la zona e si scontra coi tedeschi. La battaglia finale si svolge nei paraggi e dura tutto il mese di aprile. La tipografia deve ridurre l’attività, anche per la mancanza di carta; la “Gazzetta” esce a giorni alterni. Tutti gli addetti in grado di raggiungere i propri luoghi di origine vengono congedati, ma chi resta continua a stampare.
Un numero speciale del quotidiano della Resistenza esce il 1° maggio 1945 poi il complesso clandestino “Slovenija” cessa la sua funzione. Lo stesso giorno viene liberata Trieste, dove si spostano redazione e stampa del medesimo giornale. Esso torna ad uscire la settimana seguente col nuovo nome di “Primorski dnevnik”, cioè “Diario del Litorale”, che si pubblica tuttora, sempre in lingua slovena, per i lettori a cavallo del nostro confine orientale.
Attualmente la tipografia nel bosco si può visitare dal 15 aprile al 15 ottobre tranne il lunedì. “Slovenija” fa parte del sistema museale di Idrija, che comprende anche l’ospedale “Franja”, nascosto in una gola. Quest’ultima famosa struttura al momento non si visita a causa del maltempo che l’ha danneggiata nell’estate 2023.
(scritto di Roberto Neri; foto e fonti principali: articolo di Luciano Marcolini Provenza, dirigente delle ANPI di Udine e Cividale del Friuli, dal titolo “Stampare clandestinamente nel bosco. Storia della tipografia partigiana Slovenija” pubblicato il 5 dicembre 2025 sul numero online 155 di Patria Indipendente, e la presentazione della tipografia curata sul proprio sito dal museo civico di Idrija, sito dal quale provengono le foto dell’ospedale nel bosco e della rotativa; la foto di un trasporto partigiano in inverno proviene dal museo della battaglia della Neretva a Jablanica, Bosnia)
 
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