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Il treno del ricordo non esisteva
di Roberto Neri
“Quando quel treno si fermò nella stazione di Bologna, venne preso a sassate; il latte destinato ai bambini, che erano già in stato di disidratazione, venne buttato sulle rotaie. Gli esuli vennero insultati, fu impedito loro di scendere”.
Questo episodio, narrato con toni enfatici e commossi un anno fa dalla presidente del consiglio Meloni in occasione del Giorno del ricordo, pare invece non sia mai avvenuto. Però la vicenda del convoglio di esuli aggredito, e del latte negato ai bambini, diffusa anche dalla premier italiana, potrebbe riapparire di nuovo quest’anno, come verità ufficiale, nelle cerimonie del 10 febbraio.
In fondo “una bugia ripetuta mille volte diventa verità” ; lo sosteneva Joseph Goebbels, ministro nazista della propaganda, che di manipolazioni storiche se ne intendeva. Ma è’ successo pure per il fantasioso “treno della vergogna” rievocato dalla responsabile del nostro governo?
Storicamente esiste un solo sgarbo verso un treno di esuli, documentato il 7 febbraio 1947 nella stazione di Vercelli; ne scrive il quotidiano cattolico “Avvenire” che riferisce di ferrovieri contrari ad esporre uno striscione di benvenuto rivolto agli esuli. Null’altro.
Per la stazione di Bologna c’è soltanto la sosta, il 18 febbraio 1947, di un treno merci con a bordo oltre duemila abitanti di Pola, città oggi in Croazia, diretti a vari centri per accogliere gli esuli. Lo dice un trafiletto, sempre di “Avvenire”, che loda il ristoro offerto ai viaggiatori, grati per il gesto.
Nell’articolo si dice che i pasti caldi sono serviti dalla Commissione pontificia di Assistenza; questa all’epoca, tra le altre sue opere pie, in stazione a Bologna gestisce un punto di ristoro. Tale ente religioso già da tempo collabora col governo italiano per favorire chi decide di lasciare Pola e l’Istria, e raggiungere la nostra penisola.
In quelle settimane di febbraio e marzo 1947 nessun giornale bolognese o nazionale, oltre al suddetto articolo, scrive di azioni astiose verso gli esuli, né questure o prefetture conservano tracce di proteste o violenze. Al contrario, i quotidiani di Pola e di Ancona (qui sbarcano in quei giorni alcune migliaia di istriani) riferiscono di calorose accoglienze avvenute nel capoluogo marchigiano.
Bisogna arrivare al 1957, decennale del Trattato di pace, perché appaia una testimonianza -sarà l’unica per quasi sessant’anni- nella quale gli esuli di passaggio a Bologna vengono vessati. Lino Vivoda, dirigente di un sodalizio di istriani, ricorda che: “di fronte alla minaccia di uno sciopero del personale della stazione per causa nostra, fummo fatti proseguire in fretta e furia senza alcuna sosta”.
I viaggiatori sono poi rifocillati più avanti. Vivoda cita l’episodio in un polemico articolo su “l’Arena di Pola”, mensile degli esuli di quella città che si pubblica tuttora, e ripete la stessa testimonianza altre due volte nelle ricorrenze della cessione di terre alla Jugoslavia -cessione prevista dai trattati di pace- ma ogni volta senza aggiungere particolari. L’ultima occasione in cui l’ex abitante di Pola ripete il fatto che origina il “treno della vergogna” risale al 1987.
Claudio Magris nel 1991 riprende il medesimo episodio senza citare Vivoda, ma dilungandosi con retorica simile, in un articolo del 31 agosto sul “Corriere della Sera”, parlando però anche d’altro.
Ma attenzione: nel settembre 2004 per la prima volta il lancio di sassi e il latte versato sui binari vengono inseriti nello stesso racconto di Vivoda e Magris, ripetuto stavolta da un articolo, “il Treno della vergogna”, che il “Quotidiano nazionale” pubblica nel supplemento dedicato ai cinquant’anni del “ritorno di Trieste all’Italia”. Da quel momento chiunque parli di treni di profughi -treni che nel frattempo si sono moltiplicati- produce versioni sempre più ricche di lacrimevoli particolari non verificabili.
Nel 2007 l’amministrazione comunale di Bologna decide di murare una lapide in stazione per ricordare il passaggio di esuli avvenuto sessant’anni prima, e nel testo, concordato con una loro associazione (che poi recriminerà su di esso), parla di breve “iniziale incomprensione” della città verso di essi. Anche il Comune felsineo dunque dà per vero “il treno della vergogna”.
Vivoda nel 2009 deve intervenire per ribadire il suo racconto fatto nel 1957 nel quale accennava ad uno sciopero ventilato dieci anni prima e basta, e non a sistematiche e discutibili forme di accoglienza verso chi lasciava il nostro confine orientale.
La sua smentita avviene nel 2009, eppure la potenziale leggenda resiste. Fino a poche settimane fa (novembre 2025) la stessa voce dell’autorevole Wikipedia chiamata “Treno della vergogna” riportava l’episodio dei passeggeri vessati dai ferrovieri così come una certa narrazione, dal 2004 ad oggi, lo ha tramandato, cioè senza verificarne la fondatezza.
Nella versione di Wikipedia entrano in scena addirittura i pomodori tirati ai viaggiatori, e la minacciosa presenza di giovani e striscioni politici sui binari delle stazioni. Perfino gente dello spettacolo ha contribuito alla diffusione della favola: Simone Cristicchi ha citato la presunta inospitalità della stazione di Bologna in una dichiarazione del 2013 e in suo recital successivo.
“Nicoletta Bourbaki” è il gruppo di ricerca e verifica storica che ha sbugiardato la vicenda, confermando l’inesistenza di documenti dell’epoca, la sua nascita tardiva, e pubblicando in data 14 ottobre 2025 un saggio breve (“Treno della vergogna a Bologna: una storia senza fondamento”) sul sito “Giap” della fondazione Wu Ming, saggio che è anche la fonte principale di questo testo.
Eric Gobetti, specialista di storia della Jugoslavia, del fascismo e della Seconda guerra mondiale, ha commentato così il lavoro del gruppo Nicoletta Bourbaki in un suo articolo dell’11 novembre 2025: “quale treno della vergogna? il convoglio fantasma carico di esuli istriani che viene aggredito quando passa per Bologna è l'ennesima falsificazione che gira attorno al confine orientale e alle foibe”.
Lo stesso lavoro di verifica storica è stato subito criticato nel metodo dalla “Federesuli” -ente accreditato dal Ministero dell’istruzione a tenere corsi per insegnanti sui temi del Giorno del ricordo- che ha chiesto a Nicoletta Bourbaki di tenere conto di alcune testimonianze orali più recenti, oltre a quella di Lino Vivoda, apparse su pubblicazioni diffuse dagli stessi migranti di Pola.
Modificata più volte dopo i controlli di Nicoletta Boubaki, al momento la pagina di Wikipedia sul “Treno della vergogna” è divenuta secondo me un pasticcio di fatti, integrazioni e prese di distanze.
Segnalo infine che con l’Intelligenza Artificiale si sono diffuse in rete immagini in bianco e nero, create da essa, di scene con profughi disperati e latte versato sui binari di inesistenti stazioni.
Nessuno degli storici, anche autorevoli, e dei personaggi, politici e non, che hanno parlato di quel treno, si sono sentiti finora in dovere di verificare e correggere le proprie affermazioni.
 
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