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08 febbraio 2026
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Governo del dio, patria e famiglia solo nei paesi che fanno comodo
di Elisa Fontana

Gentile Meloni,

oggi le vorrei raccontare una storia che a lei, paladina di Dio, patria e soprattutto famiglia, dovrebbe interessare assai. E dovrebbe interessare anche il nostro ministro degli esteri, non meno pugnace nella difesa della famiglia e dei nostri connazionali all’estero.

Orbene, accade che Michele D., un nostro italianissimo professore di fisica teorica presso una università giapponese, residente in Giappone da 10 anni, si sposi con una donna giapponese e ne abbia tre bambini di 7, 5 e 3 anni. Nell’ottobre scorso la moglie, dopo aver svuotato il conto corrente, chiede la separazione e sparisce portando con sé i tre bambini ed è da allora che il padre non ha più nessun contatto con loro, salvo sapere casualmente che la moglie è tornata dai genitori.

Pare che questa pratica primitiva e immorale sia la norma nel Paese del Sol levante: il primo genitore che decide di “appropriarsi” dei figli non solo non deve dare spiegazioni di sorta alla legge, ma addirittura ne viene protetto in nome di una inaccettabile “consuetudine culturale” che travalica qualsiasi legge o convenzione internazionale, non esistendo, tra l’altro, in Giappone l’affido condiviso. Brutalmente, chi arraffa i figli per primo li vince e anche se chi scappa in questo modo viola la legge, nessuno li andrà a cercare e sanzionare.

Il Giappone ha firmato la Convenzione di Vienna e la Convenzione ONU che proteggono l’interesse dei minori in questi casi, ma la loro applicazione è praticamente inesistente, preferendo privilegiare la tradizione e l’abitudine, piuttosto che il rispetto delle leggi. Né il Giappone ha ritenuto di firmare la Convenzione dell’Aja del 1980 che stabiliva la collaborazione tra le istituzioni per rendere più spediti tempi di recupero dei figli sottratti.

Michele si è ovviamente rivolto al tribunale giapponese per avere chiarimenti sulla sua situazione, ma i giudici non solo non hanno risposto alle sue richieste, ma gli hanno notificato che la moglie chiede gli alimenti e si sono raccomandati con il professore forlivese di rispettare il silenzio sulla vicenda.

Una vicenda che definire surreale è dire davvero poco. I rapporti anche personali fra la nostra pdc e la premier giapponese sono ottimi, ricordiamo la torta di compleanno fattale trovare qualche giorno fa nella sua visita in Giappone e le reciproche parole di stima e amicizia personale che le fanno chiamare la premier giapponese “la mia cara amica Sanae”, nonché la stretta consonanza politica, visto tutto ciò non sarebbe doveroso farsi portatori attivi della storia del professor D.?

In fondo il padre chiede solo di poter rivedere i suoi figli e di non sparire dalle loro vite così brutalmente. Chiede esattamente quello che Meloni fa con il padre di sua figlia e che milioni di persone separate fanno: rimanere presenti nella vita dei figli che, vorrei ricordare incidentalmente, non sono né pacchi postali, né trofei del più veloce.

Meloni, Tajani, riuscite ad intestarvi questo problema e a risolverlo, forti della tanto sbandierata ritrovata credibilità internazionale dell’Italia? Magari senza trasformarlo in un secondo caso Trentini?

Nel frattempo il professor D. ha aperto un canale youtube dove ogni sera legge una favola ai suoi bambini, come faceva prima della tempesta, sperando che in un qualche modo i figli possano ascoltarle e non dimenticarsi di lui.

NB: i nomi sono omessi intenzionalmente, per proteggere l'identità dei minori coinvolti, come si dovrebbe sempre fare in virtù della legge e della Carta di Treviso. Le informazioni pubblicate oggi restano online per sempre...


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