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08 febbraio 2026
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Salvini e il silenzio sugli Epstein Files
di Soumaila Diawara

Sugli Epstein Files cala un silenzio assordante. Non è distrazione, non è ignoranza, è una scelta politica precisa. Perché quei documenti non parlano di fantasie complottiste, parlano di reti internazionali di abusi, di ricatti, di potere e di denaro sporco.

Parlano di ambienti criminali, di pedofilia organizzata, di circuiti che per anni hanno raccolto e fatto circolare soldi per comprare protezione, immunità, influenza politica. Soldi che non si sono fermati negli Stati Uniti ma che, secondo inchieste e ricostruzioni giornalistiche, arrivano anche in Europa, dentro le destre più reazionarie e autoritarie.

Ed è qui che la domanda diventa inevitabile. Matteo Salvini cosa ha da dire?

Perché ogni volta che emergono finanziamenti opachi, relazioni internazionali imbarazzanti, ambienti oscuri che ruotano attorno ai sovranismi europei, la Lega torna sempre nel quadro. Eppure Salvini, che urla su tutto, sugli Epstein Files tace. Tace lui, tacciono i suoi, tacciono molti media.

Salvini ama presentarsi come difensore dei bambini, della “famiglia”, dei “valori”. Ma quando esplodono scandali che intrecciano politica, soldi e abusi sui minori, l’indignazione scompare. Nessuna richiesta di chiarezza, nessuna pretesa di trasparenza, nessuna parola.

Se è tutto falso, lo dica apertamente e pretenda lui stesso un’indagine pubblica. Se non lo fa, il sospetto resta. E in politica il silenzio non è mai neutrale, è già una scelta.

Qui non è una questione di destra o di sinistra. È una questione di potere marcio, di ipocrisia, di vite distrutte mentre i potenti si coprono a vicenda.

Chi tace sugli Epstein Files non è neutrale. Sta solo proteggendo qualcuno.

Il silenzio sugli Epstein Files non è casuale: è selettivo. E quando chi costruisce consenso urlando “difendiamo i bambini” improvvisamente smette di parlare, il problema non è il complotto, è l’ipocrisia.

Chi fa della morale un’arma politica dovrebbe essere il primo a pretendere verità e trasparenza, non a voltarsi dall’altra parte quando emergono reti di potere, soldi e abusi. Qui non c’entra la tifoseria: c’entra il fatto che il silenzio, in certi casi, è già una presa di posizione.

Se non c’è nulla da nascondere, si chiedano indagini. Se non si chiede nulla, il sospetto è legittimo.

E no, non è “dietrologia”: è responsabilità politica.


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