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07 febbraio 2026
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Caso Epstein: piovono prove ma non si fa giustizia
di Leandro Leggeri

La cosa più sconcertante dell’intera vicenda Epstein non è solo l’orrore dei fatti emersi, veri o presunti, ma ciò che non è stato fatto dopo.

Siamo davanti a decine di testimonianze di vittime che parlano di crimini efferati, in un contesto in cui gli abusi sessuali su minori sono accertati, la violenza era sistematica, l’uso di sostanze stupefacenti diffuso e il controllo sulle persone pressoché totale. A questo si aggiungono email e comunicazioni che mostrano comportamenti gravemente devianti da parte di un soggetto già riconosciuto colpevole di traffico sessuale di minorenni.

Eppure, Little Saint James non è mai stata trattata come ciò che avrebbe dovuto essere fin dall’inizio: una scena del crimine a cielo aperto.

Non si tratta di credere ciecamente a ogni racconto, né di trasformare testimonianze da verificare in verità acquisite. Si tratta di una cosa molto più semplice e molto più seria: indagare.

In qualunque Stato di diritto, un luogo isolato, sotto controllo esclusivo, teatro per anni di reati gravissimi accertati, con testimonianze che parlano anche di morti e sparizioni, viene messo sotto sequestro, passato al setaccio e analizzato forensicamente. Si mandano squadre, si usa il georadar, si scava, si cerca. Anche solo per poter dire, con cognizione di causa e dati alla mano: non abbiamo trovato nulla.

Qui questo non è avvenuto.

Non è una questione di complottismo né di sensazionalismo. È procedura. È il minimo sindacale dell’amministrazione della giustizia.

Mostrare file, pubblicare email, alimentare il disgusto pubblico non sostituisce un’indagine. Anzi, senza un’indagine vera, tutto questo rischia di ridursi a un teatro dell’orrore: scioccante, paralizzante, ma sterile, incapace di produrre risposte o chiudere davvero le ferite.

La domanda centrale, quindi, non è “cosa è successo davvero sull’isola?”. La domanda è: perché, davanti a una massa così consistente di elementi, non si è nemmeno cercato di scoprirlo fino in fondo?

Non trasformare Little Saint James in una scena del crimine non è prudenza. È rinuncia. E quando uno Stato rinuncia a cercare la verità in un contesto del genere, si assume qualcosa di molto pericoloso: il sospetto. Il sospetto di aver scelto di non sapere.

Non si chiede di condannare senza prove. Si chiede una cosa sola, semplice e doverosa: INDAGARE.

Per rispetto delle vittime, per rispetto dello Stato di diritto e, banalmente, per potersi guardare allo specchio.


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