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Referendum: dilettanti allo sbaraglio
di Elisa Fontana
Se ancora qualcuno avesse dubbi sulla totale, profonda, inesauribile e inescusabile ignoranza di questo governo, basterebbe leggere il quesito referendario che avevano preparato, pronto ad essere stampato su milioni di schede elettorali.
Eccolo: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.253 del 30 ottobre 2025?”.
Che è un bel tentativo di andare per le spicce, chiedendo al cittadino di approvare qualcosa di nuovo senza dichiarare puntigliosamente quello che stai chiedendo di abrogare, anche perché, oltretutto stiamo parlando della Costituzione, non del bollettino parrocchiale, con tutto il rispetto.
Visione alla quale si è opposto il ricorso presentato da 15 giuristi e un avvocato, supportato da oltre 500 mila firme di cittadini e accolto dalla Cassazione che a quel quesito aggiunge la frase “con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione”.
Che non è vuota forma, ma sostanza giuridica. Perché andare per le spicce si può, ma ti rende bersaglio sicuro di ricorsi, passi indietro e flop assicurati, come accadrà per molte genialità partorite nel recente decreto sicurezza che verranno facilmente infilzate al primo ricorso.
E rallegriamoci con Mattarella che aveva consigliato di non stampare le schede, cosa che il governo voleva fare subito, visto il ricorso pendente in Cassazione. Abbiamo almeno evitato un danno erariale non indifferente di milioni di schede da mandare al macero.
Dalle anticipazioni della sentenza della Cassazione si evince anche una dura bacchettata al TAR del Lazio che aveva respinto il ricorso dei 15 giuristi, ritenendo la richiesta “priva di interesse” perché già preceduta da quella del governo, insomma un inusuale “chi arriva primo vince” e con buona pace del ministro Nordio che aveva bollato l’iniziativa come “espediente inutile e dannoso”, perché si sa, tutto quel che odora di democrazia per questo governo è dannoso. Non solo, ma il TAR aveva esondato in poteri che spettano strettamente alla Cassazione che è l’unica a potersi esprimere in materia. Insomma, una disfatta su tutta la linea.
La voglia sfrenata di massacrare la Costituzione, di dare una lezione ai magistrati, di intestarsi una riforma nel mare magnum delle incompiute e delle promesse tradite di questo governo ne ha alterato totalmente la visione. O forse non ha alterato un bel nulla, convinti come sono che leggi e Costituzione siano solo un improvvido impiccio e che basti mettere giù due righe alla bell’e meglio e fare in fretta per ottenere i propri inconfessabili ma chiari scopi.
Per fortuna c’è ancora una magistratura capace di ricordarci che al di sopra di tutti, nani e ballerine comprese, c’è la legge e c’è anche il saper ritornare sui propri passi davanti a nuove istanze.
Ricordiamocene quando andremo a votare per il referendum.
 
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