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06 febbraio 2026
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Salvatore Borsellino e l'avvocato Fabio Repici querelati
di Santina Sconza *

Guido Lo Porto querela Salvatore Borsellino e l'avvocato Fabio Repici.

Guido Lo Porto ex deputato MSI ha dato incarico al suo avvocato perché "adotti azioni legali, in sede penale e civile, a tutela della sua reputazione", ritiene diffamatorie le dichiarazioni di Salvatore Borsellino, del suo legale Fabio Repici e dei giornalisti di Report Sigfrido Ranucci e Paolo Mondani.

Il nome dell'ex deputato del MSI, ex presidente dell'assemblea regione Sicilia, è venuto fuori da un verbale del 15 giugno 1992, un verbale sconosciuto a tutte le precedenti sentenze sulla strage di Paolo Borsellino e della sua scorta.

Perché è importante questo verbale?

Perché il 15 giugno 1992 si tenne una riunione con Paolo Borsellino, il procuratore capo Pietro Giammanco, l’aggiunto Vittorio Aliquò e i sostituti Vittorio Teresi e Pietro Maria Vaccara per scambiarsi informazioni sulla strage di Capaci e sulle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nei confronti del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero e della sua ex compagna Maria Romeo che discutevano sulla strage di Giovanni Falcone.

Un verbale sconosciuto, una prova documentale che, come afferma l'avvocato Repici, attesta che il magistrato Paolo Borsellino "fosse intervenuto in modo perentorio sull'avvio della collaborazione con la giustizia di Alberto Lo Cicero, imponendo addirittura che il dichiarante avrebbe dovuto riferire nella prima fase esclusivamente alla Procura della Repubblica di Palermo".

Fabio Repici nella nuova memoria difensiva indirizzata alla gip di Caltanissetta, Graziella Luparello, per l’inchiesta sulle stragi e per la riapertura, ha presentato questo verbale e la relazione del magistrato Vittorio Teresi, del primo giugno 1992, dove scrisse che Lo Cicero riferì di aver conosciuto "presso la villa del Troia (boss di Cosa nostra di cui Lo Cicero era autista), l’on. Lo Porto, che più di una volta si sarebbe intrattenuto a cena dallo stesso, e che un nipote o cugino del Lo Porto sarebbe proprietario di una villa nello stesso stabile."

Chi è Guido Lo Porto? Un personaggio di rilievo nella politica nazionale e siciliana MSI, AN, ex deputato e ex Presidente dell'assemblea regionale siciliana. Laurea in giurisprudenza, iscritto al MSI, aderì alla Giovane Italia e al FUAN, presidente del gruppo d'ateneo di Palermo ebbe come vice Paolo Borsellino.

Il 24 ottobre 1969, mentre insieme ad alcuni amici - tra cui il terrorista neofascista Pierluigi Concutelli - tornava dal poligono di Boccadifalco, fu fermato dai carabinieri che trovarono alcune armi non denunciate nel bagagliaio della sua automobile.

Una vita in politica e nelle istituzioni, nel 1972 venne eletto deputato nazionale MSI nella Sicilia occidentale, sempre rieletto nel 1976, nel 1979, 1983, 1987, 1992 e 1994.

Membro della Commissione parlamentare antimafia dal 1983 al 1992, nel 1987 criticò la decisione di istituire il Maxiprocesso.

Nel maggio 1992 propose al suo partito di votare alla presidenza della Repubblica Paolo Borsellino, che ottenne 47 voti.

Nel giugno 2001 si dimise dalla Camera per essere eletto deputato regionale e venne eletto presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana (2001-2006).

Dal luglio 2006 fu assessore al bilancio della Regione, nella seconda giunta Cuffaro, fino al maggio 2008, per lo scioglimento anticipato della legislatura e decide di non ricandidarsi all'ARS.

Il politico eterno della estrema destra siciliana, il politico da sempre legato a Pino Romualdi, vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano, fondatore del MSI, parlamentare nazionale ed europeo.

Quindi la destra fascista, quella che in Sicilia ha la capacità di raccogliere migliaia e migliaia di voti, la destra amica di Luigi Concutelli, che negli anni settanta divenne uno dei capi di Ordine Nuovo, soprannominato il comandante, condannato all'ergastolo per il delitto del giudice Vittorio Occorsio.

Quel Concutelli massone, Giovanni Falcone trovò la sua scheda, tessera n. 11.070, a Palermo, nella sede della loggia massonica Camea, i cui vertici risultarono Aldo Vitale, Michele Barresi, Giuseppe Mandalari, una loggia frequentata anche da uomini di Cosa nostra. Gli affiliati furono tutti inquisiti nel 1979 per aver aiutato il finanziere Michele Sindona nel suo finto sequestro.

Oggi sono querelati Salvatore Borsellino e Fabio Repici, loro che cercano verità e giustizia per le stragi di Capaci e via D'Amelio. Perché in Italia così si fa, si querela chi è scomodo, si querela chi non si adegua al pensiero unico.

La narrazione secondo cui è stata solo la mafia ad uccidere, non in collaborazione con i servizi segreti deviati, con uomini dello stato e neofascisti che fornirono gli esplosivi per gli attentati.

La storia si ripete, si dà la caccia a chi cerca la verità, ai parenti delle vittime delle stragi e delle uccisioni dei propri familiari, perché non si deve sapere chi c'è dietro le stragi o gli omicidi di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Nino Agostino, Attilio Manca e tanti altri giornalisti, magistrati e forze dell'ordine.

E ancora una volta noi siamo solidali con Salvatore Borsellino, Fabio Repici, Sigfrido Ranucci e Paolo Mondani.

* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio


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