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Il ponte dei desideri
di Elisa Fontana
Quando qualche tempo fa la Corte dei Conti rispedì al mittente il progetto del Ponte di Messina, sottolineandone vizi, manchevolezze e fumisterie, il prode ministro Salvini non si perse d’animo.
Se la Corte dei Conti vuole controllare minuziosamente tutti gli atti e i progetti del ponte, noi svuotiamo la Corte dei suoi poteri di controllo e amen. Perché Salvini, come si sa è uomo del fare e figuriamoci se può star dietro ai controlli della Corte dei Conti. Così, con l’accordo e l’avallo della presidenterrima, aveva scritto un bel decreto in cui in pratica la Corte veniva scippata dei poteri di controllo e veniva nominato commissario straordinario Pietro Ciucci, cioè l’AD della Società Stretto di Messina.
La faccio breve, Mattarella senza fare un plissé ha cassato queste due norme dal decreto, spiegando al malcapitato che non esisteva al mondo che un’opera del valore di miliardi si facesse senza alcun controllo di legalità e che a guardia del pollaio vi si mettesse la volpe. D’altra parte, era totalmente scontata la fine che avrebbe fatto l’ennesima insensata guasconata di Salvini.
Ma se guardiamo un po’ più da vicino la guasconata scolora, appare meno insensata e si aprono altri scenari. Nel decreto sforbiciato ora da Mattarella c’erano due articoli assai interessanti. Il primo limitava il giudizio della Corte dei Conti alla sola delibera del Cipess, escludendo tutti i documenti allegati e il secondo era la nomina di Ciucci a commissario straordinario fino alla pubblicazione della delibera sulla Gazzetta Ufficiale. E non dimentichiamo in tutto questo ambaradan anche le due lettere della Commissione UE che sottolineava che, visto che i costi negli anni erano cresciuti del 50%, occorreva indire una nuova gara, ma la cosa era passata totalmente sotto silenzio.
Ma allora, perché tutta questa fretta per ottenere il via libera della delibera del Cipess e la sua pubblicazione sulla GazzettaUfficiale? Perché la pubblicazione avrebbe reso pienamente operativo il contratto con le varie società, si sarebbe potuto ufficialmente dare il via ai lavori e se poi fosse intervenuta la Corte dei Conti o l’Europa a bloccare i lavori, si sarebbe dovuto dare il via al pagamento delle penali nei confronti delle imprese. Tanto la colpa si poteva dare agevolmente ai giudici comunisti o all’Europa matrigna.
E’ stato calcolato che se il ponte fosse costruito la Webuild, l’impresa del nord che si è aggiudicata la costruzione, guadagnerebbe 2,5 miliardi, ma se i lavori fossero bloccati il consorzio degli imprenditori guadagnerebbe senza colpo ferire fino a 1,5 miliardi di penali. Con tanti applausi a Salvini e agli interessi del nord, a scapito delle casse dello Stato.
Certo, adesso Salvini, dopo la visita al Quirinale, nega decisamente di aver mai scritto quel decreto e quelle norme, e voi sapete che Salvini è uomo d’onore, ma le bozze sono circolate liberamente in queste ultime settimane senza problemi. Certo, può darsi che queste ricostruzioni giornalistiche siano del tutto inattendibili, compresa la firma di Meloni alla bozza, ma allora sarebbe davvero interessante sapere di cosa hanno conversato urbanamente e a lungo Salvini con il presidente Mattarella due giorni fa.
Del tempo? Delle prossime Olimpiadi? Della stagione migliore per le sagre? Ah, saperlo…
 
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