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Tutti i neri sono Africa
di Laurent Luboya
“Which way you come from, as long as you’re a Black man, you are an African.”
«Da qualunque parte tu venga, se sei un uomo nero, sei un Africano.»
Peter Tosh, con questa frase, parla direttamente all’Africa di oggi, non a quella idealizzata del passato.
Nel mondo contemporaneo milioni di africani e afrodiscendenti vivono fuori dal continente, spesso per necessità economiche, guerre, saccheggi delle risorse, o politiche globali ingiuste. Eppure, anche lontani da Dakar, Kinshasa, Kingston o Chicago, la condizione resta la stessa: discriminazione, sfruttamento, gerarchie razziali. Questo dimostra che il problema non è il passaporto, ma il rapporto di potere globale.
Oggi l’Africa è formalmente indipendente, ma strutturalmente dipendente:
- controllo esterno delle risorse
- debito come strumento politico
- élite locali scollegate dai popoli
- confini ereditati dal colonialismo.
La frase di Tosh diventa allora un richiamo all’unità strategica: l’Africa non può pensarsi solo come Stati separati, né la diaspora come semplice “emigrazione riuscita”. La diaspora è una forza politica, economica e culturale che, se riconnessa al continente, può rompere l’isolamento imposto dall’esterno.
Nel contesto attuale — tra risveglio panafricano, rifiuto di vecchie tutelle, nuove alleanze e ricerca di sovranità — Tosh ci ricorda una verità scomoda:
finché un nero viene trattato come periferia dell’umanità, l’Africa tutta resta sotto assedio.
Essere africani oggi non è solo una questione di origine.
È una presa di posizione.
È scegliere la dignità contro la sottomissione, la memoria contro l’oblio, l’unità contro la frammentazione.
 
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