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Melania: il film della propaganda
di Giuseppe Franco Arguto
Anche questa è l'America.
Quaranta milioni di dollari per un documentario su Melania: non un film, ma un assegno travestito da pellicola.
In un Paese dove la realtà sembra già scritta da uno sceneggiatore ubriaco di potere, ecco la versione “prestige”: la First Lady come icona, il parruccone biondo come luci della ribalta, e tutto lo staff in orbita, prontissimo a lucidare l’aureola con la lingua.
Il capolavoro è che lo definiscono d' “interesse del pubblico”, mentre ci buttano sopra una campagna da "grande produzione” e lo vendono come evento di Stato (tappeto nero incluso, perché quando il cattivo gusto va al potere pretende anche il cerimoniale).
Se per raccontare la “normalità” servono cifre da megalomania, non è cinema.
È propaganda a suon di bigliettoni verdi, come d'altronde tutto il sistema che incarna il parruccone.
 
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