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Ucraina: la tregua energetica
di Francesco Dall'Aglio
Quindi Trump aveva ragione (e voi che ne parlate sempre male!): la "tregua energetica" non è stata concordata tra Russia e Ucraina ma tra Russia e USA (il che la dice effettivamente lunga su come stanno evolvendo i negoziati e sulla questione di chi ha le carte e chi no).
Peskov ha confermato che durerà fino al 1 febbraio, per creare "condizioni favorevoli" per il secondo round di negoziati. In pratica è una sospensione di una settimana, a costo quasi zero perché ormai buona parte delle centrali elettriche sono distrutte e non si tratta più solo delle sottostazioni, che si riparano relativamente in fretta.
Ancora oggi circa 600.000 residenti di Kiev sono senza luce e riscaldamento, con il problema aggiuntivo del filtraggio dell'acqua e della rete idrica e fognaria in alcuni quartieri compromessa (tanto che Maksim Bahmatov, presidente del distretto di Desna, zona quasi del tutto residenziale, invita da giorni i cittadini a scavare buche, usare bagni chimici o "lettiera per gatti" - ha uno stile comunicativo molto particolare, diciamo, link 1). In alcune zone della città sono state approntate tende dotate di generatori per sopperire alle necessità delle aree più colpite, ma sono chiaramente insufficienti e non possono certo essere una soluzione permanente.
In queste condizioni è chiaro che una pausa di una settimana non risolverà la situazione, come è altrettanto chiaro che così come la tregua è stata dichiarata può essere cancellata e gli attacchi ricominciare - attacchi che sono sospesi solo sulle centrali, ma non sulle altre infrastrutture logistiche, sulle linee ferroviarie eccetera, e ovviamente non sulle installazioni militari.
Del resto gli attacchi non hanno come scopo quello di lasciare i civili ucraini al buio e al freddo così, per cattiveria gratuita, ma sono uno strumento di negoziazione: evidentemente hanno raggiunto lo scopo (o si ritiene lo abbiano fatto), e restano sospesi, come una spada di Damocle pronta a calare nuovamente chissà quando.
Intanto, è interessante notare la risposta del nostro sistema mediatico e politico alla situazione. Dopo avere parlato per anni di genocidio, proprio ora che i patimenti per la popolazione civile sono arrivati al massimo grado sostanzialmente si tace, tranne qualche lamento di facciata.
Certo, l'Iran, la Groenlandia, il Venezuela, ma si vede che sta partendo il riallineamento. Lo spettacolo più miserevole e schifoso sarà vedere con quanta velocità i nostri "slava ukraini fino alla fine" istituzionali scopriranno la realpolitik.
 
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