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Ucraina: il punto sulla questione "colloqui di pace"
di Francesco Dall'Aglio
Dunque, proviamo a fare il punto sulla questione "colloqui di pace". Non è facile, perché non ci sono state dichiarazioni ufficiali, se non le solite, molto blande e poco utili: i colloqui procedono, clima costruttivo, discussioni complesse ma franche eccetera. Per il resto molte indiscrezioni ma nessun dato concreto: e questo potrebbe essere un buon segno (si stanno davvero facendo progressi) o un brutto segno (non se ne sta facendo nessuno).
Da parte ucraina ci si lamenta di grandi pressioni da parte degli statunitensi (ne parla il Financial Times, link 1, smentito però dalla vice-portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly) per cedere territorio in cambio di garanzie di sicurezza che però non prevederebbero truppe né occidentali né soprattutto statunitensi nel paese a guerra finita, e il morale non pare altissimo (complice la campagna di bombardamenti russa sulle centrali elettriche e i conseguenti blackout su luce, riscaldamento e soprattutto acqua).
In sintesi, stando a quanto dichiarato dal ministro degli esteri ucraino Sybiha, l'Ucraina firmerebbe un accordo sulle garanzie di sicurezza con gli USA e gli USA a loro volta ne firmerebbero uno con la Russia (auspicabilmente si dovrebbe poi arrivare alla firma di un trattato tra Ucraina e Russia, altrimenti tutti questi giri sembrano poco utili).
Goncharenko, che sta provando sempre più a presentarsi come l'ultimo anti-Zelensky, sostiene sui suoi social che gli USA avrebbero dato a Zelensky una specie di ultimatum con scadenza il 15 maggio, altrimenti si ritireranno dai negoziati - anche qui, vai a vedere se è vero.
I russi sostanzialmente tacciono e dichiarano esplicitamente di non voler discutere pubblicamente i dettagli dei colloqui. Giusto oggi Kostyukov, il capo-delegazione russo ai colloqui ad Abu Dhabi, a margine dei colloqui a Mosca tra Putin e il presidente degli Emirati Arabi Mohammed bin Zayed (ovvero chi ospita i negoziati, chissà se è un caso che fosse a Mosca - a proposito, chissà anche come mai Abu Dhabi e non più la Turchia.
Sempre a proposito, che fine ha fatto Erdogan? È un po' silenzioso ultimamente) si è lasciato andare a dichiarazioni un po' spaccone e un po' criptiche, dicendo che "tutti hanno capito tutto, in senso letterale" (???) e soprattutto che "gli ucraini sono di cattivo umore umore. Noi di buonumore". Mah.
Gli americani, per quanto li riguarda, la fanno facile. Per loro è sostanzialmente tutto risolto, resta da discutere solo una bazzecola: la questione territoriale, che include anche la centrale nucleare di Enerhodar. Stando sempre alle solite indiscrezioni i russi continuano a richiedere il ritiro ucraino dalla parte di Donbas ancora controllata da Kiev, ma sembrerebbero disposti a un accordo sulla centrale e a dividere a metà la produzione energetica con l'Ucraina.
Sybiha ha dichiarato che Zelensky sarebbe disposto anche a incontrare personalmente Putin per discutere la cosa, e Peskov, col suo fare sornione, lo ha invitato a Mosca quando vuole. Infine, notizia dell'ultim'ora, anche se se ne parlava da stamattina: stando a quanto ha dichiarato Trump, la Russia avrebbe accettato una "tregua energetica" e fino alla ripresa dei negoziati il prossimo fine settimana si asterrà dall'attaccare le centrali.
Poiché non penso che Mosca sia più in vena di "gesti di buona volontà", visto come sono andati a finire gli altri, potrebbe essere una buona notizia perché magari davvero ci si aspetta qualche progresso sostanziale. Oppure, siccome il danno alle centrali ormai è fatto, hanno accettato tanto per compiacere Trump, che infatti si è ascritto il merito della cosa. Vedremo.
 
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