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25 gennaio 2026
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Giacca e cravatta e camicia nera
di Nina Cartura

Ormai siamo dentro questo vortice nero e ci dovremo sguazzare, a vari livelli.

A Torino tornano le ronde, sostenute da ampi strati della popolazione con motivazioni e aspettative che definirle agghiaccianti è dire poco; anche il pressing sulla separazione delle carriere della magistratura fa leva su questa radice razzista, dagli al magistrato comunista che libera i delinquenti e i terroristi, mentre è notizia recente la presenza di agenti ICE a scorta degli atleti USA alle imminenti olimpiadi di Milano Cortina.

Allargando ancora un po' l'orizzonte, tutta la propaganda di guerra contro l'Iran viene svenduta in salsa anti islamica. C'è coerenza, in questo disegno. E se tutto questo a livelli macro dovesse poi tradursi in una guerra aperta contro l'Iran, di fronte alle conseguenze economiche che questa situazione causerebbe anche a noi, conseguenze disastrose, sono sicura che i ferventi meloniani troverebbero un modo per riversarne ancora una volta la colpa su di noi, i "kumunisti".

Ma quello che mi sconvolge di più è che tutta questa gente - che per la maggior parte non è neanche in grado di mettere l'accento sul sì che si sta predisponendo a votare con enfasi da cheerleader, ma che ritiene di avere profonda expertise di procedura penale e diritto costituzionale- consideri "comunisti" personaggi cone il sindaco di Torino, come Fassino, Picierno, Delrio, Quartapelle e via cantando, senza neanche rendersi conto di quanto in realtà siano accomunati a loro nelle prospettive di fondo, che sono quelle della guerra.

Delrio primo tra tutti, che infatti mentre propone un disegno di legge contro l'antisemitismo si guarda bene dal pericolo che lo stesso possa trasformarsi sulla base di una più generale messa in guardia contro ogni forma di razzismo. Dove non arriva il solleticare l'orgoglio suprematista raffinato, dove questo è stato incrinato dal massacro a Gaza - che non è stato per niente fine e ha impegnato troppo coscienze capaci al massimo della prova da flash mob con apericena, troppo compromettente per i lustrini da notti bianche, troppo rivelatorio- arriverà un parlare alla pancia che persista sulla stessa corrente, solo smuovendola un po' più dal basso.

Se c'è una lezione nascosta tra le righe della storia di cui non si discute abbastanza, è che, quando si tratta di apparecchiare una guerra, quelli in giacca e cravatta possono sempre contare su qualcuno in camicia nera in grado di farla a furor di popolo.

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