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Israele sostiene milizie armate contro Hamas
di Leandro Leggeri
Secondo un’inchiesta del The Wall Street Journal, Israele continua a cooperare con milizie e clan armati palestinesi contrari ad Hamas nella Striscia di Gaza anche durante il cessate il fuoco.
Il sostegno, mantenuto sotto stretto controllo israeliano, consentirebbe a Tel Aviv di proiettare la propria influenza sul terreno senza un impiego diretto delle forze armate in aree dove l’accesso è formalmente vietato dagli accordi di tregua.
Il giornale riferisce che la cooperazione include la condivisione di informazioni di intelligence, l’assistenza con droni, la fornitura di armi e rifornimenti – compresi cibo e sigarette – nonché il coordinamento operativo per colpire obiettivi legati ad Hamas.
In alcuni casi, miliziani feriti sarebbero stati evacuati e curati in ospedali israeliani, indicando un livello di collaborazione che va oltre il semplice supporto informativo.
Questi gruppi, tra cui formazioni note come Popular Forces, operano in zone della Striscia che l’esercito israeliano non può ufficialmente presidiare, agendo di fatto come forze proxy.
Secondo fonti israeliane citate dal WSJ, il rapporto è però esclusivamente tattico e temporaneo: una volta terminata la presenza militare israeliana, i membri delle milizie rischierebbero arresti, esecuzioni o la fuga forzata, a testimonianza della natura fragile e sacrificabile di tali alleanze.
L’inchiesta mette in luce una strategia già sperimentata in altri contesti regionali, in cui potenze statali utilizzano attori locali per aggirare vincoli politici e militari.
Al tempo stesso, solleva interrogativi sulle conseguenze a lungo termine di queste pratiche, sia per la stabilità interna di Gaza sia per la sicurezza delle stesse milizie coinvolte.
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