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22 gennaio 2026
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Le donne di Ravensbruck e le donne di oggi
di Santina Sconza

Lager di Ravensbrück, l'inferno delle donne deportate.

A Ravensbrück lager attivo fino al 1945 furono imprigionate oltre 130.000 donne, in maggioranza oppositrice e partigiane provenienti da ogni parte dell’Europa occupata dall’esercito tedesco.

Viaggiavano su convogli provenienti dalla Cecoslovacchia, dall’Ungheria, dalla Polonia, dalla Francia e dall’Italia, furono destinate in gran parte a lavorare come schiave per l’industria bellica del Reich e a migliaia furono uccise col gas.

Donne deportate vissero su questa terra l'inferno, la loro colpa era di essere soprattutto donne e oppositrice di Hitler.

I loro corpi furono usati per esperimenti sulla fertilità, gli aborti, le sterilizzazioni, i bambini appena partoriti assassinati. Per i nazisti disobbedire e opporsi a Hitler era devianza, una colpa da estirpare per preservare la purezza e l’onore del sangue tedesco, così come recitavano le leggi di Norimberga approvate nel 1935.

Le italiane internate a Ravensbrück furono 871. Fra loro c’era Laura Polizzi, partigiana della XII Brigata Garibaldi, deportata insieme a tutta la famiglia.

Arrestata per attività antifascista, in seguito alla delazione di una vicina di casa, interrogata con violenza e tortura nella questura di Parma perché rivelasse la rete clandestina di cui era a conoscenza, fu deportata a Ravensbrück.

Stessa sorte per Teresa Noce fondatrice del Partito comunista italiano, liberata fu una delle 21 donne elette all'Assemblea costituente italiana. A lei si deve la proposta di legge in difesa della maternità, divenuta nel 1950 legge 860 per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”.

In Italia le donne arrestate prima di essere deportate a Ravensbrück venivano condotte nel campo di concentramento di Bolzano. Norina Brambilla Pesce partigiana e sindacalista, aveva solo 20 anni quando fu arrestata Milano il 12 settembre 1944.

Nel campo, di Bozano Onorina Brambilla (numero di matricola 6087), resterà (sempre in attesa di essere trasferita in Germania, ma senza sapere quale sorte era riservata ai detenuti dei lager nazisti), sino alla liberazione, avvenuta il 29 aprile del 1945.htpps://www.lageredeportazione.org

Maria Massariello Arata nata a Massa nel 1912, ma visse a Milano, specializzata in botanica, fu insegnante di scienze naturali presso il liceo Carducci di Milano e qui, come anche in università dove era assistente, svolgeva propaganda antifascista: organizzava incontri fra studenti e si occupava di raccogliere viveri e medicinali per gruppi partigiani grazie ai suoi rapporti con l’Istituto Sieroterapico Milanese, fu arrestata il 4 luglio 1944, per propaganda antifascista e sostegno ai partigiani.

Da Il ponte dei corvi - Diario di una deportata a Ravensbrück, di Maria Massariello: "..Tutto questo è doloroso materialmente e molto di più psicologicamente, ma traumatizzante veramente è la visita che segue. Sfiliamo nude in uno stanzino dove insieme alle Aufseherin [= guardiane SS – n.d.r.] sono alcune prigioniere con triangolo viola.
Sediamo su uno sgabello dove siamo ispezionate sulla testa, sotto le ascelle e sul pube. Non dobbiamo essere portatrici di pidocchi e di piattole! Una qualsiasi traccia, anche soltanto qualche vecchia lendine, dà pretesto alla tosatura più completa dei capelli e di qualsiasi peluria sotto le ascelle e sul pube. Con quale soddisfazione le prigioniere con funzioni di Aufseherin tagliano i capelli ed a chi implora e supplica, con fervore diabolico sostengono che il taglio rende la capigliatura più bella e rigogliosa. Così di una bella, amabile testa ricciuta in pochi attimi ne fanno una tristemente glabra e perfettamente liscia dobbiamo subire l’esplorazione della vagina per impedire l’occultamento di anelli o di altri preziosi in genere.
Così stordite, umiliate, offese nella nostra intimità siamo convogliate nella grande sala della doccia dove siamo già state ammucchiate nella notte. All’ingresso ci vengono distribuiti un piccolo asciugamano ed un pezzetto di sapone. Dobbiamo aspettare la somministrazione dell’acqua. Digiune, tremanti per il freddo e l’umidità, cerchiamo un po’ di calore, addossandoci le une alle altre, vincendo il naturale ribrezzo verso corpi spesso non più giovani, afflosciati, deturpati da piaghe.
É l’incontro con il mondo del Lager, l’entrata coatta in una comunità estranea alla quale bisogna aderire per sopravvivere. É la costrizione all’annullamento del nostro io, di tutto quello che può esserci in noi di più gelosamente intimo."

Ravensbrück una struttura voluta da Himmler in sei anni transitarono circa 130mila prigioniere, aperto nel maggio 1939 a nord di Berlino. Oltre le prigioniere politiche furono rinchiuse e torturate donne definite asociali: senza fissa dimora, malate di mente, disabili, testimoni di Geova, oppositrici politiche, attiviste della resistenza, comuniste, zingare, lesbiche, vagabonde, prostitute, mendicanti, ladre, e, solo in minima parte, ebree. Donne considerate di razza inferiore e reiette che andavano corrette, punite ed estirpate dalla società per evitare che contagiassero gli ariani.

Triangolo rosso per le prigioniere politiche, verde per ladre e prostitute, giallo per le ebree, viola per le testimoni di Geova, rosa per le omosessuali, nero per le donne Rom o le “asociali”.

Accadde e si pensò che il sacrificio di tante donne ne valesse la pena, che nel mondo ci sarebbe stata L'uguaglianza di genere o parità di genere, il principio secondo cui uomini e donne devono avere gli stessi diritti, opportunità e trattamenti in ogni aspetto della vita sociale, economico, politico, senza discriminazioni dovute al sesso, in realtà non è così.

Le donne ancora oggi sono discriminate, potere religioso o politico fanno in modo che ancora oggi siano sotto il torchio del del maschilismo, chi si libera viene insultata dall'avversario politico.

Ricordate gli insulti del misogino Trump a Kamala Harris in modo scomposto e volgare: “Non ti sopportiamo. Sei una vicepresidente di merda, una lunatica, una pazza radicale che hai distrutto San Francisco».

E poi ci sono le donne come Meloni che raggiunto il potere preferiscono farsi chiamare IL Presidente e usare il motto Dio, Patria e Famiglia che il misogino Mussolini rese popolare durante la dittatura fascista per relegare le donne a casa per sfornare figli per la Patria.


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