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I giovani capiscono
di Rossella Ahmad
La mia ultima figlia è una gen Z di vent'anni ed ha pensieri e modi della sua generazione. È una generazione che ho avuto modo di apprezzare grandemente durante questi ultimi tre anni di genocidio palestinese. Prima di allora, stavano un po' rintanati, diciamo la verità. Quasi una generazione-fantasma.
E invece.
Grazie alla loro comprensione immediata e naturale di ciò che stava accadendo a Gaza, grazie all'attivismo davvero encomiabile di cui hanno dato prova sui social, con la condivisione rapida dei video, il mondo ha saputo e visto. Ed ha in larga parte compreso.
Mia figlia viene da una famiglia che è un caso a sé, in cui la questione palestinese è parte della vita quotidiana. La parte preponderante, direi. E la migliore. Mi parla però spesso dei suoi amici, di ciò che pensano.
E ciò che pensano mi piace. Non tutto eh, intendiamoci. Ci sono ancora sacche di resistenza all'assimilazione di questioni che mi perplimono.
Mi piace però questa comprensione immediata, integrale, delle questioni. Non hanno preconcetti né pregiudizi stratificati da anni di manipolazioni mediatiche a cui attingere.
Sono liberi e puri nei loro giudizi.
La Resistenza palestinese? Giusta e legittima,
l'Islam? Nessun sentimento ostile, anzi. Pare che accettino, anzi apprezzino.
Con grande irritazione della vecchia e logora dissidenza, che lamentava la riduzione dell'Uomo ad essere a-spirituale e nel contempo partecipa attivamente al tentativo di scardinamento di una delle più grandi esperienze spirituali dell'umanità.
Ho ancora negli occhi la miseria morale da essi partorita in occasione dei primi mondiali di calcio giocati in Medioriente, in Qatar.
Il gioco del calcio non fa parte della "loro" cultura, fu il biasimo più contenuto e gentile.
Ne parlavamo stasera, mentre discutevamo di Iran ed aggressioni imperialiste.
Perché lei vuole essere sicura di aver capito la cosa giusta e quindi ogni tanto cerca il confronto.
Il suo sconforto oggi è palese:
- Non si parla più di Gaza. È come se fosse stata improvvisamente cancellata dai radar
- Tutte le cose che avvengono hanno uno scopo. Tutte gli eventi sono interconnessi ed un filo rosso li lega. La mano che li muove è una, ed è spietata. Prendi l'infodemia da cui siamo investiti, con il falso che imperversa persino visivamente. Lo scopo è generare sfiducia, sicché il fruitore medio della stampa mainstream non sia più capace di decifrare i messaggi, di distinguere il vero dal falso e dunque si astenga dall'esprimersi sugli avvenimenti.
Silenziare in maniera creativa, oltre che effettiva mediante censura delle voci libere.
- Mamma, io non credo nella reincarnazione. Se ci credessi vorrei rinascere in qualsiasi forma, anche sotto forma di roccia, ma mai più come essere umano
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