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18 gennaio 2026
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Lo strano caso di Tekne
di Elisa Fontana

Tekne è una azienda abruzzese di autobus, blindati militari e camion che almeno dal 2019 è il fiore all’occhiello del made in Italy, in quanto azienda cresciuta moltissimo che dava lavoro e stabilità nel territorio.

Tekne entra quasi subito nel mondo delle commesse del Ministero della Difesa e ne ottiene molte e milionarie, visto che è azienda all’avanguardia, sia per progettazione e produzione di veicoli speciali, mezzi blindati da guerra, veicoli tattici e veicoli per il trasporto di jet militari, sia di sistemi elettronici complessi

. Nel 2024 il capo di Stato Maggiore dell’Esercito rende noto che Tekne collabora con Rombo il comparto dell’Esercito specializzato in guerra elettronica e cyber. Dunque, nessuna sorpresa se la Difesa si rivolge a questa azienda. Ma nonostante le continue commesse milionarie, l’azienda mostra inquietanti criticità, i debiti si accumulano e i dipendenti vanno in cassa integrazione fino all’anno scorso, quando viene chiusa la composizione negoziale della crisi.

Ma non vengono chiusi i problemi, se i lavoratori cominciano a scioperare perché rimasti senza stipendio. Insomma, nell’ultimo bilancio dell’azienda si parla di una perdita di oltre 32 milioni di euro, con un volume d’affari praticamente dimezzato e “inefficienze operative, disallineamenti temporali nei flussi finanziari e un progressivo incremento dell’esposizione debitoria”. Ma nonostante questa poco brillante situazione, Tekne continua ad avere tantissime commesse dalla Difesa, dal ministero degli Interni, dalla regione Lazio.

Ciononostante, il patron di Tekne decide di vendere all’estero l’azienda, trova il partner adatto in una azienda americana, ma il governo esercita il golden power e blocca tutto per “lo strategico interesse nazionale”, anche perché pare stia meditando di entrare in Tekne attraverso Invitalia.

Fin qui, più o meno, i fatti nei quali si innesta l’indagine della Procura di Roma, partita in seguito ad un esposto, che dovrà chiarire se dietro alle commesse ricevute ci siano stati favoritismi o meccanismi alterati anche tramite corruzione o agevolazioni illegali. Quello che insospettisce in questo strano caso ed è al vaglio degli inquirenti è il rapporto fra il precario e certificato andamento economico di Tekne e l’entità delle commesse che potrebbero essere il risultato di valutazioni tecniche diciamo non imparziali.

Perché è chiaro che, vista la delicatezza del settore, le forniture militari debbono avere standard di sicurezza altissimi, garantire qualità, tempi di consegna e affidabilità. E le aziende che forniscono i loro prodotti devono essere solide dal punto di vista economico.

Potete immaginare cosa succederebbe se un fornitore fallisse nel bel mezzo di una commessa militare? Si perderebbe denaro pubblico, certo, ma cosa assai più grave si perderebbero prodotti essenziali per la sicurezza nazionale. Ecco, Tekne è in queste condizioni precarie da anni e ciononostante nulla è cambiato nel volume delle sue commesse, anzi sono aumentate.

Le domande degli inquirenti sono tante: come vengono selezionati i fornitori? Quali verifiche si fanno prima di assegnare i contratti? C’è un controllo costante della situazione economica e finanziaria di queste aziende?

Queste le domande, le ipotesi di reato degli inquirenti vanno dalla corruzione alla truffa alla rivelazione di segreto e sono iscritti fra gli indagati alti ufficiali e amministratori di società. Vedremo gli sviluppi, ovviamente, ma lo strano caso rimane.


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