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17 gennaio 2026
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Colosimo e la lezione di democrazia
di Elisa Fontana *

La Commissione antimafia, presieduta dalla camerata Colosimo, amica del terrorista nero Ciavardini, ammiratrice di Codreanu e Mussolini, sta scrivendo la relazione finale sul caso Striano, sui presunti dossieraggi, le intrusioni nelle banche dati dello Stato, i controlli illegali che avrebbe effettuato Pasquale Striano, tenente della GdF in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia.

Ma non è di questo che voglio parlarvi, bensì della lezione di democrazia e deontologia che solo Colosimo può dare, da sincera democratica, come tutti gli ammiratori di Codreanu e Mussolini.

E, dunque, Colosimo nella relazione finale si lancia in una intemerata contro Domani, il quotidiano che pubblicò le notizie venute fuori con lo scandalo Striano e che riguardavano Crosetto, Renzi, i commercialisti della Lega ed altro. Colosimo non ci sta e, salda nelle sue radici democratiche, attacca il giornale che sarebbe “la manifestazione di un giornalismo che ha scelto consapevolmente di non limitarsi a raccontare la politica, ma di farla, di influenzarla, di orientarla attraverso la manipolazione di informazioni illecitamente acquisite”.

Illecitamente acquisite nel gergo democratico di questa meravigliosa maggioranza, significa cercare notizie e riceverle da una fonte che rimane anonima e che viene totalmente protetta dal giornalista. Sarebbero cioè i rudimenti di quel giornalismo che portò Woodward e Bernstein a proteggere il loro informatore Gola Profonda, a scoperchiare lo scandalo Watergate e ottenere le dimissioni di Nixon da presidente. Si chiama in tutto il mondo giornalismo d’inchiesta, è sempre stato il cane da guardia della democrazia e nessuno si è mai sognato di mettere in dubbio la sua funzione e la sua utilità.

Nei paesi democratici, appunto. Nel mondo ideale che vagheggiano i camerati, i giornalisti liberi sono un orrido orpello da combattere con ogni mezzo, si veda la lotta senza quartiere contro Report che quello fa, giornalismo d’inchiesta.

Adesso Colosimo benignamente ci fa sapere che il giornalismo “deve limitarsi a raccontare la politica”, tipo ragguagliarci sui trionfali viaggi esteri della presidenterrima, delle telefonate con l’amico Donald, dello splendido spot per l’amico Orban in cui la Giorgia nazionale, a forza di filtri e luci sapienti, sembra una diciottenne appena uscita dall’esame di maturità, insomma materiale succoso e soprattutto inerte ce n’è in abbondanza. Raccontare la politica, ce lo dice Colosimo e ciò vi basti, mentre lei pilota le indagini dell’antimafia ben lontano dalle piste nere di troppe morti.

Altrimenti c’è il rischio di dossieraggio, dice. E deve essere un rischio ben strano, perché normalmente il dossieraggio serve per ricattare qualcuno, per tenerlo in pugno con la minaccia di pubblicare notizie sgradite. Qui le notizie vengono pubblicate a disposizione di chiunque, proprio perché è giornalismo, non vile ricatto. Ma il tentativo di silenziare e intimidire la libera stampa, l’ennesimo, sta diventando più che una casualità sporadica, sta diventando l’ennesimo tassello che vorrebbe trasformare il nostro Paese in una nazione autoritaria modello Orban.

Altrimenti non si spiegherebbero gli attacchi concentrici ai pilastri della democrazia: prima gli attacchi alla magistratura e alla sua indipendenza, poi lo svuotamento di fatto del Parlamento, infine la tentazione del premierato. Adesso l’attacco scomposto alla libertà di stampa.

La domanda finale è una sola ed è inquietante. Ma è possibile che siamo in pochi e pure tacciati di allarmismo a riunire i puntini di questo disegno e ad accorgerci dei pericoli? Le opposizioni dove sono? A contemplarsi placidamente l’ombelico?

Ritengono accettabile e normale che la presidente della Commissione antimafia scriva che il giornalismo deve limitarsi a raccontare la politica? D’altronde, siamo proprio nel centenario delle leggi fastiscissime, quale migliore occasione per dare una tirata d’orecchie alla libertà di stampa?

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio


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