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11 gennaio 2026
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TV italiche trasmettono scemenze mentre pochi riscrivono l'ordine mondiale
di Giuseppe Franco Arguto

𝘗𝘰𝘴𝘵𝘪𝘭𝘭𝘢: 𝘪𝘭 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘱𝘰𝘤𝘩𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘨𝘳𝘢𝘮𝘮𝘪 𝘵𝘦𝘭𝘦𝘷𝘪𝘴𝘪𝘷𝘪 𝘳𝘦𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘦𝘳𝘪, 𝘪𝘯 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘷𝘪𝘢𝘨𝘨𝘪𝘢 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘰𝘳𝘵𝘢.

Mentre una parte d’Italia si infervora su Signorini e Corona, e mentre i palinsesti si ingrassano di reality trasformati in “romanzo nazionale” e di influencer-drama con querele a puntate, sullo sfondo si muove qualcosa che non assomiglia più a sanzioni o schermaglie diplomatiche. Stati Uniti e Cina non stanno giocando: stanno misurando chi può imporre la regola e chi deve subirla.

Il punto non è solo l’ennesima crisi internazionale. Il punto è il precedente. Quando una superpotenza entra in un Paese sovrano e si arroga il diritto di “sequestrare e arrestare” il vertice politico come fosse un’operazione di polizia globale, il messaggio al mondo è brutale: la forza può travestirsi da diritto. E il resto della comunità internazionale oscilla tra condanne, prudenza diplomatica e silenzi interessati.

Che cosa legge Pechino in questo? Non “emulazione”, che è una parola pigra e occidentale. Piuttosto: calcolo. Se il diritto internazionale viene trattato come un optional, allora ogni dossier caldo (Taiwan, ma non solo) diventa questione di opportunità, costi e rapporti di forza. Non perché “i cinesi tramano”, ma perché il mondo che si normalizza è quello in cui la regola è: fa scuola chi può permetterselo.

C’è poi un paradosso che va guardato in faccia senza moralismi: la Cina non è una democrazia, ma in questa fase 'potrebbe' presentarsi come attore “razionale” di stabilizzazione, proprio mentre l’Occidente democratico, troppo spesso, si riduce a un rito: elezioni, retorica, e poi eccezioni continue quando conviene.

Questo non fa della Cina una guida etica. Fa emergere, semmai, la crisi di credibilità di chi predica valori e pratica deroga. E se Pechino vuole davvero giocare la carta della “serietà” geopolitica, lo farà soprattutto dove conta: nel suo peso diplomatico in Venezuela e nell’intera America Latina, non a colpi di propaganda, ma di scelte verificabili.

E noi? Noi italiani possiamo continuare a dormire in piedi, cullati dalla cronaca nera trattata come serie TV e dalle risse da talk show: intanto gli statunitensi li abbiamo “in casa” da tempo, con basi, vincoli e obbedienze, e i cinesi sono entrati nelle nostre filiere economiche e industriali non certo per pettinare bambole.

Il punto è semplice: o cominciamo a fissare le dinamiche reali, oppure continueremo a respirare l’aria stantia delle minchiate da palinsesto, mentre altrove si decide che cosa vale una sovranità, una legge, una vita.


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