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Kupyansk e oltre: Russia sfodera il nuovo “algoritmo militare”
di Giacomo Gabellini
Lo scorso 20 novembre, come riporta «Analisi Difesa», il capo di Stato Maggiore delle forze armate russe Valerij Gerasimov ha annunciato che l’esercito russo aveva riconquistato la città ucraina di Kupyansk, che i russi avevano preso all’inizio della guerra, nel febbraio 2022, per poi doversi ritirare dai territori che controllavano nella regione di Kharkiv in seguito alla vittoriosa controffensiva delle forze di Kiev nel settembre dello stesso anno.
Le forze russe «hanno completato la liberazione della città di Kupyansk», ha dichiarato il generale di corpo d’armata Sergei Kuzovlev, comandante del Raggruppamento di Forze Ovest (Zapad) definendo la città un «ingranaggio chiave nelle difese ucraine».
Fronte di Kupyansk.
«Le unità d’assalto della 68ª Divisione Fucilieri Motorizzata della 6ª Armata hanno completato la liberazione della città di Kupyansk. La città è sotto il nostro controllo. Piccoli gruppi nemici sparsi vengono distrutti».
Kupyansk è la chiave del Donbass
Il successo russo, dopo un lungo avvicinamento a Kupyansk, da nord e da est ma negli ultimi mesi anche da sud, che ha portato all’accerchiamento di ingenti forze ucraine, è stato smentito il 21 novembre dallo stato maggiore delle forze armate ucraine.
«Kupyansk rimane sotto il controllo delle forze di difesa ucraine», ha dichiarato lo Stato Maggiore in un comunicato pubblicato su Facebook, in cui ha aggiunto che «sono in corso nella città e nei suoi dintorni misure di contro-sabotaggio e operazioni speciali volte a individuare e a eliminare gruppi di ricognizione e sabotaggio nemici che si sono infiltrati nella città». «Le autorità dello Stato terrorista (la Russia, ndr) continuano a produrre provocazioni informative di basso livello», ha aggiunto lo Stato Maggiore ucraino.
Nel frattempo, gli incontri diplomatici a Ginevra e Abu Dhabi volti alla definizione di un accordo di pace per l’Ucraina proseguono febbrilmente.
Francia, Germania e Gran Bretagna tentano ostinatamente di spingere l’amministrazione Trump a incorporare le istanze europee nel piano originario da 28 punti, suscitando visibile irritazione a Mosca. Lo si ricava dalle dichiarazioni formulate dal ministro degli Esteri Lavrov, secondo cui la rimozione dal piano originario dei «punti di intesa fondamentali che il presidente Putin pensava di aver raggiunto con il presidente Trump nel vertice in Alaska dello scorso agosto, porterà a una situazione fondamentalmente diversa».
Il riferimento è diretto alle preoccupazioni di Mosca riguardo a un piano di pace rivisto in 19 punti concordato da funzionari ucraini ed europei a Ginevra, volto ad alterare radicalmente la proposta statunitense in 28 punti redatta con il contributo russo e presentata al presidente Zelensky.
La prima versione del piano, che secondo la Russia aveva «accolto con favore», prevedeva che l’Ucraina rinunciasse ad ampie fasce di territorio, oltre restrizioni in materia di numero massimo di truppe. L’ultima bozza sembrerebbe meno favorevole a Mosca, lasciando le questioni più delicate a Trump e Zelensky. Stando a quanto riferito da alti funzionari ucraini vicini al presidente al «Financial Times», i temi maggiormente scottanti riguarderebbero le cessioni territoriali e le garanzie di sicurezza statunitensi. Dal loro resoconto emerge che Kiev avrebbe accettato di limitare il suo esercito a 800.000 effettivi.
Lavrov ha cercato di contrapporre l’ultimo testo con la discussione tra Trump e Putin al vertice di agosto ad Anchorage, in Alaska, un incontro che ha allarmato sia Kiev che le capitali europee.
La Russia, sottolinea Lavrov, potrebbe rifiutare il piano di pace statunitense modificato se questo non dovesse soddisfare le richieste di lunga data di Mosca. «Dopo Anchorage, quando pensavamo che queste intese fossero già state formalizzate, si è verificata una lunga pausa. E ora la pausa è stata interrotta dall’introduzione di questo documento contenente temi che, ovviamente, richiedono chiarimenti».
Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, sostiene tuttavia che «gli Stati Uniti hanno compiuto enormi progressi verso un accordo di pace, coinvolgendo sia l’Ucraina che la Russia. Ci sono alcuni dettagli delicati, ma non insormontabili, che devono essere risolti e che richiederanno ulteriori colloqui tra Ucraina, Russia e Stati Uniti».
Il presidente Zelensky ha confermato che l’Ucraina è pronta ad andare avanti con l’accordo e dichiarato di voler incontrare Trump per formalizzarlo. Il presidente statunitense, dal canto suo, ha tuttavia ridimensionato le aspettative di Zelensky, rivelando di aver incaricato l’inviato speciale Witkoff di incontrare il presidente Putin a Mosca, mentre il segretario alle Forze Armate Driscoll entrerà in contatto con gli emissari ucraini. Gli incontri con Zelensky e Putin si verificheranno «solo quando l’accordo per porre fine a questa guerra sarà definitivo o nelle sue fasi finali».
In un post pubblicato sul suo profilo Truth, il presidente Trump ha manifestato grande ottimismo, scrivendo che: «durante l’ultima settimana, il mio team ha fatto enormi progressi per quanto riguarda la fine della guerra tra Russia e Ucraina (una guerra che non sarebbe mai iniziata se io fossi stato presidente!). Il mese scorso sono morti 25.000 soldati. Il piano di pace originale in 28 punti, redatto dagli Stati Uniti, è stato perfezionato, con ulteriori contributi da entrambe le parti, e restano solo pochi punti di disaccordo».
Nella speranza di «finalizzare questo piano di pace, ho ordinato al mio inviato speciale Steve Witkoff di incontrare il presidente Putin a Mosca e, allo stesso tempo, il segretario alle Forze Armate Dan Driscoll incontrerà gli ucraini. Sarò informato su tutti i progressi compiuti, insieme al vicepresidente Jd Vance, al segretario di Stato Marco Rubio, al segretario alla Guerra Pete Hegseth e alla capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles».
Il post si conclude con un augurio: «non vedo l’ora di incontrare presto il presidente Zelensky e il presidente Putin, ma soltanto quando l’accordo per porre fine a questa guerra sarà definitivo o nelle sue fasi finali. Grazie per la vostra attenzione su questa questione così importante, e speriamo tutti che la pace possa essere raggiunta il prima possibile!».
Il presidente della Verkhovna Rada Ruslan Stefanchuk, invece, ha elencato una serie di “linee rosse” da non oltrepassare nel corso dei negoziati, consistenti in:
• nessun riconoscimento formale dell’occupazione dei territori;
• nessun limite alle forze di difesa ucraine;
• nessuna restrizione sulle future alleanze ucraine, e quindi “porte aperte” all’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea e alla Nato come componenti essenziali delle garanzie di sicurezza.
L’Unione Europea, intanto, fa rullare i tamburi di guerra. Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate francesi, generale Fabien Mandon, ha dichiarato che i cittadini francesi «devono essere pronti a perdere i loro figli» nell’ambito di una possibile guerra contro la Russia. «Disponiamo di tutta la conoscenza e la potenza economica e demografica per dissuadere la Russia, ma se la Francia non sarà pronta a perdere i suoi figli e a sopportare un prezzo economico a causa di un cambiamento nelle priorità, allora siamo in pericolo», ha aggiunto.
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha invece sostenuto, nel corso di una intervista rilasciata alla «Frankfurter Allgemeine Zeitung», che, «tradizionalmente, abbiamo indicato il 2029 come possibile orizzonte temporale, ma le valutazioni attuali parlano anche del 2028. Alcuni analisti militari ritengono che potremmo aver appena vissuto la nostra ultima estate di pace».
 
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