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Santoro da Vespa: dove finiscono le armi inviate a Kiev?
di Aranka Korosi
Leggete cosa dice Michele Santoro, Perché dice una cosa talmente ovvia che ormai sembra rivoluzionaria: non sappiamo un accidente di dove finiscano le armi e i miliardi che continuiamo a mandare in Ucraina.
Zero tracciabilità.
Zero controllo.
Zero trasparenza.
Però guai a far domande, eh.
Altrimenti sei filoputiniano, ignorante, populista o — la mia preferita — “non capisci la geopolitica”.
No, caro mio: capisco benissimo quando mi stanno prendendo in giro.
Santoro fa un’ipotesi semplice, che dovrebbe far tremare i polsi a qualunque governo serio:
in passato le armi occidentali sono finite OVUNQUE.
Dagli estremisti ai terroristi, dai cartelli alla criminalità organizzata.
E oggi dovremmo credere che, proprio stavolta, tutto filerà liscio?
Certo. Come no.
Magari le stanno già lucidando per rivenderle fra tre anni al miglior offerente.
E mentre noi facciamo sacrifici veri, loro fanno le ville con il water placcato a 24 carati.
Con i nostri soldi.
I soldi di chi lavora davvero, non di chi si nasconde dietro moralismi da prima serata.
Il paradosso è che a noi chiedono di essere “responsabili”.
Ma la responsabilità, quella vera, è PRETENDERE di sapere dove finiscono i nostri miliardi.
Non finanziare a scatola chiusa un sistema che sembra progettato per arricchire sempre gli stessi e zittire chiunque osi fare una domanda scomoda.
 
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