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Attacchi al cestista del Benin
di Soumaila Diawara
Si chiama Ursulo D’Almeida, ha 24 anni e viene dal Benin.
Gioca a basket nell’Urania Milano, squadra di Serie A2, ed è diventato il volto di una campagna pubblicitaria del Consorzio Imballaggio Alluminio, dedicata al riciclo delle lattine.
Eppure, sui social, invece di ricevere applausi, piovono insulti vergognosi. C’è chi scrive “cosa ci fa questo diversamente bianco nella pubblicità italiana?”, chi lo chiama “negro”, chi pubblica foto di scimmie per deriderlo.
Non si tratta di un singolo commento, ma di decine di messaggi intrisi di odio e ignoranza.
Eppure Ursulo è un giovane che ha attraversato 5000 chilometri lasciando la sua famiglia in Benin a soli 14 anni, per inseguire un sogno: giocare a basket e migliorare la vita dei suoi cari. A 16 anni, con i primi soldi guadagnati grazie allo sport, ha portato cibo, vestiti e prodotti per l’igiene a un orfanotrofio.
Oggi, intervistato da Repubblica, gli chiedono se si sente anche un po’ italiano.
Lui risponde con semplicità: “Sto facendo le pratiche per il passaporto. Io mi sento uno di voi.”
La verità è che Ursulo è migliore di molti di noi. Perché mentre alcuni italiani usano il tempo per diffondere odio e disumanizzare chi ha la pelle più scura, lui costruisce ponti, porta rispetto, lavora sodo e restituisce ciò che ha ricevuto.
I veri “diversamente umani” non sono quelli con la pelle nera. Sono quelli che, nel 2025, non hanno ancora imparato a riconoscere l’umanità negli occhi di un altro essere umano.
 
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