 |
Saturno al comando: il trasformismo famelico di Meloni
di Alessandro Negrini
Amo l’arte perché, se autentica, non è ornamento neutro del presente, ma strumento capace di sfidarlo svelandolo, e proprio per questo, pericoloso agli occhi del potere.
Ci aiuta, l'arte vera, a vedere, non solo guardare. A capire i codici del presente, inclusi quelli di chi ci comanda. E uso il verbo comandare al posto di governare non a caso, pensando a questo governo di estrema destra.
Guardo le dichiarazioni della nostra Presidente del Consiglio, e penso a Goya, al suo "Saturno che divora i suoi figli". Quel quadro parla, anche, di questo orrendo, sfacciato, feroce potere. Un potere che divora tutto: chi lo genera, chi osa contestarlo, chi gli si oppone. E divora, se utile, persino i figli del clima che loro producono.
Trasformismo, fame insaziabile, umiliazione sistematica degli ultimi, dei poveri, delle donne.
Non è forse l’immagine perfetta del trasformismo imbevuti di fame di violento potere di Giorgia Meloni? Come può un volto cambiare ogni giorno e restare lo stesso? Come può la menzogna avere la stessa voce della verità?
Da quando seguo la politica, sia da cittadino che da attivista, non ricordo un altro politico così: così capace di dire una cosa e, con la stessa identica convinzione e foga, due anni dopo, l’esatto contrario. Sempre con la voce ferma e convinta, sempre con la stessa postura come se fosse lei ad essere wll''opposizione e non al governo. Come se il contenuto fosse irrilevante e la recita l’unica sostanza.
Ieri diceva “fuori dall’Europa dei burocrati”, oggi è la più fedele custode dei vincoli di Bruxelles.
Ieri gridava “mai più Green Pass”, oggi promuove e fa votare le restrizioni peggiori nel Decreto Sicurezza.
Ieri urlava “salari troppo bassi”, oggi affossa il salario minimo per compiacere i padroni.
Ieri prometteva di difendere i giovani, oggi li condanna con leggi che promuovono precarietà senza fine.
Ieri giurava che avrebbe difeso le famiglie, oggi taglia su asili nido e sostegni alle madri.
Ieri e anche oggi, e questa forse la cosa più ignobile, celebrava Borsellino e la sua lotta alla Mafia, oggi regala alle mafie, tutte, l'abolizione del reato abuso d'ufficio, attacca giorno e notte i magistrati che osano fare indagini sui collegamenti tra crimine e politica, e limita una delle armi più potenti, le intercettazioni telefoniche.
Ieri si presentava come paladina delle donne, oggi le lascia sole, ostaggio di un patriarcato feroce.
Eppure, ora dopo due anni, biasima in astratto le violenze in territori occupati, senza mai assumere una vera posizione concreta, mentre il suo governo mantiene intatta la compravendita di armi, elude sanzioni efficaci e non sospende accordi militari.
E quando serve, come l'altro ieri, Meloni si è buttata di getto, famelica, sulla morte di Kirk, il giovane militante di estrema destra ucciso in America, cannibalizzando la sua morte per un attacco politico alla sinistra.
Non c’era pietà, non c’era riflessione: solo il riflesso istintivo di un potere che si nutre di dolore altrui per rafforzare il proprio racconto vittimista e consolidare il consenso.
Nel libro "Fratelli di Chat" si racconta un altro lato inquietante: nelle chat interne di Fratelli d’Italia, parlando di Roberto Saviano, si legge chiaramente: “Bisogna punirlo”. Gli intellettuali, l’arte, la cultura, i critici sono nemici giurati di questa destra che fagocita ogni centimetro di dissenso, che pretende silenzio e obbedienza.
Il filo che tiene insieme tutte queste contraddizioni è uno solo: il desiderio di riscrivere i valori della Costituzione in chiave parafascista. È la sua matrice, mai davvero rinnegata, mai davvero così vicina, che riaffiora dietro ogni maschera, dietro ogni paradigma "ieri diceva / oggi fa".
Chi dà credito a chi mente con tale spregiudicatezza diventa complice del teatro dell’inganno, della Costituzione ridotta a farsa e del dissidente trasformato in nemico.
Meloni non guida: comanda e consuma ogni centimetro di democrazia, e chi prova a fermarla rischia di essere divorato dal suo Saturno violento.
L’arte resta uno dei pochi strumenti rimasti capace di svelare, di farci vedere ciò che il potere vorrebbe nascondere, per evitare d'essere ciechi governati da pazzi.
 
Dossier
diritti
|
|