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Stragi neofasciste: Ministero cultura vuole limitare accesso alle sentenze
di
Viola Fiore
I familiari delle vittime di stragi e attentati cono preoccupati per il comportamento di esponenti istituzionali negazionisti o riduzionisti riguardo la matrice delle stragi italiane ma soprattutto per il tentativo di limitare la consultabilità delle sentenze sulle stragi con il pretesto della tutela della privacy.
"Le sentenze diventano il nuovo ostacolo da neutralizzare", dicono, dato che la verità storica è stata riconosciuta, talvolta dopo decenni di indagini e processi, nei tribunali, fino alla Cassazione. Tali sentenze attestano che la matrice delle stragi è fascista o neofascista.
Pertanto il coordinamento delle associazioni di familiari delle stragi hanno firmato congiuntamente una dichiarazione per fermare questa deriva.
“Una cosa è il rispetto per le istituzioni, un’altra cosa è l’accettazione di riscritture interessate della storia, cosa che non siamo in alcun modo disposti a far passare. Condannare la strage di Bologna senza riconoscerne e condannarne la matrice fascista è come condannare il frutto di una pianta velenosa continuando a innaffiarne le radici”.
Queste erano state le parole del Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna Paolo Bolognesi, rivolgendosi al Governo e alla Presidente del Consiglio Meloni, nel suo ultimo intervento in occasione della commemorazione del 45° anniversario della strage. Parole che si propongono come parte di un unico discorso, in linea e complementari con quanto espresso dal Presidente Mattarella il quale ha detto che “quella di Bologna è stata una strage che ha impresso sulla identità dell’Italia un segno indelebile di disumanità da parte di una spietata strategia eversiva neofascista che mirava a colpire i valori costituzionali, le conquiste sociali e con essi la nostra stessa convivenza civile”.
I familiari delle vittime delle diverse associazioni affermano invece che le dichiarazioni della Ministra Bernini, presente in rappresentanza del Governo appaiono invece "inopportune e fuori luogo", avendo costei affermato che quello cui ha assistito non è stato un omaggio alle vittime ma “un comiziaccio politico che parlava della Presidente del Consiglio, del Presidente del Senato, del Ddl sicurezza e, ha aggiunto, “la mia domanda al Governo è: se questo accade mi autorizzate ad alzarmi e andarmene?”.
"Come coordinamento nazionale delle associazioni e familiari delle vittime di stragi e attentati, siamo vicini ai familiari delle vittime e ai superstiti dell’attentato alla Stazione di Bologna e le parole della Ministra Bernini ci offendono e offendono tutti gli italiani che in quel drammatico evento hanno visto un vero e proprio attacco allo Stato e alle istituzioni democratiche.
Risultano essere irrispettose nei confronti del dolore dei familiari e dei superstiti oltre che della memoria delle vittime della strage di Bologna laddove si ritenga, come ha fatto la Ministra Bernini, che l’associazione dei familiari, nel rivivere, come tutti gli anni, le scene di quella strage che aveva causato la morte di 85 persone e oltre 200 feriti tra cui molti bambini, abbiano voluto trasformare un momento di sofferto ricordo in un “comiziaccio politico”?"
"Ribadirle poi in altra sede, il giorno successivo alla commemorazione, significa voler cercare di svilire e vanificare il lungo, travagliato lavoro che negli anni ha dato nome, cognome e colore politico ai responsabili di questa strage, grazie alla determinazione dell’associazione dei familiari che ha impedito che la verità, alla fine emersa, potesse essere nascosta da 45 anni di trame e depistaggi.
Trame e depistaggi in tutto analoghi, quando non coincidenti, hanno accompagnato gran parte delle altre stragi e attentati che hanno attraversato l’intera storia repubblicana."
"Il 4 Agosto di 51 anni fa, l’attentato al treno Italicus che provocò la morte di dodici persone e quarantotto feriti.
Anche in quel caso la Corte di Cassazione ha attestato la matrice eversiva di stampo fascista che avrebbe voluto minare alla nostra democrazia.
Anche ai familiari delle vittime di quella strage va la nostra vicinanza e, come Coordinamento nazionale, questa rappresenta l’ulteriore conferma e occasione per ribadire la nostra convinzione che su queste stragi e attentati si vorrebbe, in vario modo, far calare il sipario per poter chiudere qui la storia negando il passato e, in maniera sfacciata, riconoscere le sentenze definitive che fanno comodo, disconoscendo invece l’attendibilità di quelle che non sono utili e funzionali al progetto dell’oblio e anzi ne costituiscono intralcio."
Il coordinamento ricorda che "le sentenze parlano chiaramente (anche nel caso della strage di piazza della Loggia in via definitiva è stata riconosciuta la stessa matrice fascista) e la loro pubblicità ne consente la consultazione e la divulgazione, mirando a garantire la trasparenza della decisione del singolo caso e la prevedibilità delle applicazioni giuridiche in analoghi casi futuri.
La consultabilità e la divulgabilità delle sentenze sono anche fattori indefettibili per la ricerca storiografica, fondamentale in una società democratica."
Il processo di digitalizzazione proprio delle sentenze relative al processo di Bologna, dicono, ha consentito di fare giustizia e affermare la verità dei fatti e, forse anche per questo motivo, le sentenze diventano oggi il nuovo ostacolo da neutralizzare.
IL coordinamento denuncia che si sta tentando di farlo con una circolare ministeriale (Circ. 35/2024 della Direzione Archivi generali del Ministero della cultura) che, ispirandosi al diritto alla privacy, vorrebbe condizionare la consultabilità di sentenze irrevocabili, sostenendo che esistono, in tal senso, limiti derivanti proprio dalla disciplina della riservatezza.
"Quella circolare, atto privo di alcun rilievo normativo, nel tentare di mettere la sordina perfino alle sentenze e alla loro pubblicità sancita dalla legge, viola il principio di legalità e propone peraltro una spropositata interpretazione degli artt. 544, 545 e 546 del codice di procedura penale, ipotizzando irragionevolmente che sia pubblico e divulgabile solo il dispositivo delle sentenze in quanto letto in pubblica udienza e non anche la motivazione, senza rendersi conto che anche la motivazione della sentenza viene letta in pubblica udienza, ai sensi dell’art. 545 comma 2 del codice di procedura penale, salvo il caso che non sia possibile procedere alla sua redazione immediata, e che la motivazione e il dispositivo sono entrambe parti della sentenza, ai sensi dell’art. 546 comma 1 lett. e) e lett. f) del codice di procedura penale."
Il Coordinamento nazionale chiede che venga fatta chiarezza, "rimuovendo immediatamente in quanto contraria alla legge la suddetta circolare, prima che qualcuno possa darvi attuazione, considerato che sono ancora tanti i processi e le indagini ancora aperte su stragi e attentati e che, sentenze già emesse negli ultimi gradi di giudizio, ne hanno riconosciuto e messo in evidenza i punti di contatto, il filo che le unisce".
Tra i firmatari, lo stesso Paolo Bolognesi, Salvatore Borsellino e i congiunti degli agenti di polizia Nino Agostino, Agostino Catalano e Antonio Montinaro, del magistrato Bruno Caccia, Angela Manca, madre dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia, Rosaria Manzo
Presidente Associazione Familiari Vittime della strage del Rapido 904, Federico Sinicato, Presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza Fontana.
 
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