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19 giugno 2025
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La Storia si scrive con le guerre se si vuol farne altre
di Corrado Poli

Il regime esalta la guerra utilizzando gli intellettuali organici.

L'anno scorso sono capitato per caso su un video di Recalcati, il quale sostiene che la storia sarebbe solo un susseguirsi di guerre. Aggiunge che Freud ravvedeva la violenza nei rapporti umani e altro ancora. Naturalmente, in seguito articola meglio il pensiero, ma il messaggio immediato è quello riportato.

Proprio allora gli venne in mente di parlare di questo? Non è lecito pensare che sia un modo per preparare l’opinione pubblica alla guerra? Forse Recalcati è solo un intellettuale politicamente sprovveduto? Parla senza prendere in considerazione le conseguenze di quello che dice?

Quel che sostiene Recalcati può avere senso purché lo si elabori in modo approfondito. Ma quando lo volgarizza sui media in un particolare momento non fa altro che contribuire a creare un’ideologia, un discorso, una narrazione dettata dalle classi dirigenti proprietarie dei media a da cui predica.

Noi siamo confusi nella piazza e non abusiamo di un pulpito dotato di altoparlante. Però sappiamo che letteratura alternativa altrettanto autorevole di quella citata da Recalcati ce n’è in abbondanza.

Ma noi non ci siamo iscritti in modo plateale al PD come ha fatto Recalcati qualche anno fa e dopo tale plateale adesione è sempre più spesso salito sui pulpiti dei grandi media.

Già il fatto di studiare solo la storia delle guerre costituisce un abuso, una distorsione della conoscenza. A scuola sembra che la storia sia finita con la Seconda guerra mondiale. Eppure, i grandi cambiamenti sono avvenuti con un rapidissimo processo di urbanizzazione, industrializzazione, secolarizzazione occorso nei trent’anni successivi alla fine della guerra.

Con lo sviluppo dell’economia cinese il mondo è cambiato di nuovo negli anni Ottanta e Novanta. Si potrebbero studiare le diverse forme di potere e di classi sociali e dirigenti. Invece no, si parla solo di guerre.

Gli studiosi conoscono anche la storia economica che spesso prescinde dalle guerre, ma non la si studia. C’è la storia sociale, ci sono saggi di storia e geografia come, per esempio, “Il Mediterraneo ai tempi di Filippo II” di Braudel che descrive con rigore un mondo variegato e multietnico senza parlare di guerre se non incidentalmente.

Si potrebbe studiare la storia dai Sumeri ai nostri giorni a prescindere da tutte le guerre e ci sarebbe molto da conoscere sull’evoluzione umana.

E, invece, proprio allora, guarda caso, Recalcati e gli altri intellettuali organici al regime ritengono opportuno ribadire che la guerra fa parte dell’essenza umana e che gli essere umani sono di natura violenti.

Chissà perché non ha sostenuto che anche la coesistenza tra le persone e il progresso tecnico fanno parte dell’umanità. Che si potrebbero studiare i commerci, la cultura e le forme di convivenza e collaborazione. Per esempio di risoluzione dei conflitti.

Ma no, Recalcati (e altri più di recente) decide di parlare della guerra: imbeccato o sprovveduto?


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