 |
Il pregiudizio non aiuta la giustizia
di
Rita Newton
Si sente male e chiede aiuto al barista ma lui la trascina in cantina e abusa di lei. Arrestato
Oltre all'impatto brutale della notizia, quello che mi ha colpito è un commento sotto l'articolo del giornale: "Qualcosa non mi quadra: nel titolo e nell'articolo manca la nazionalità. Sarà un extracomunitario?".
Ma l'abusatore è il titolare nel bar, che è italiano...
Tuttavia questo non è l'unico caso in cui i lettori - per un pregiudizio atavico che tuttavia è rinvigorito dalle affermazioni di certi politici scorretti e irresponsabili - sono portati a colpevolizzare uno straniero per alcuni tipi di reati che invece per lo più sono commessi da italiani.
E, in generale, di fronte ad un evento criminoso o alla denuncia di questo, come l'assassinio di Martina da parte dell'ex ragazzo, chi legge o ascolta ha un'opinione pronta prima ancora di conoscere i fatti.
Molti ritengono che una donna stuprata sia una provocatrice, altri che un uomo accusato di violenze fisiche su una donna o su minori sia sempre colpevole se chi lo accusa è una donna.
In un alterco fra un uomo maturo e un giovane, in genere sarà il secondo ad essere sospettato di aver provocato l'aggressione, anche quando è l'autore della denuncia.
Un giovane europeo dai tratti mediorientali o tatuato sarà più facilmente perquisito per il sospetto che detenga droga (e, nei periodi di attentati, che sia un terrorista).
Un extracomunitario che si trovi a passare nell'area di un crimine sarà spesso sospettato in prima istanza quando magari il criminale è un caucasico.
Sono solo pregiudizi, perché esistono donne vittime e donne bugiarde o violente con chicchessia, uomini vittime e uomini bugiardi o violenti con chicchessia, ragazzi e ragazze criminali e altri affidabili e pacifici e ci sono tanti giovani perbene di ogni paese, etnia e apparenza esteriore.
Il pregiudizio non aiuta la giustizia, per ottenere la quale occorre valutare sempre e solamente
- la dinamica dei fatti
- le prove
- la credibilità (effettiva e non presunta) di sospettati, parte lesa e testimoni.
Purtroppo ciò non avviene, nei media (pronti a sbattere il mostro in prima pagina) e nell'opinione pubblica, ma anche, tante volte, presso le autorità di pubblica sicurezza o giudiziarie.
E' proprio per questo che il Consiglio d'Europa ha chiesto ad alcuni paesi membri, fra cui l'Italia, di condurre uno studio sulla eventuale profilazione razziale nelle forze dell'ordine.
Il problema maggiore è quando si persevera nell'errore, perché si finisce col danneggiare - non di rado irrimediabilmente - l'immagine, la salute psicofisica e i rapporti lavorativi e sociali di chi viene sospettato o accusato in base a meri pregiudizi.
 
Dossier
diritti
|
|