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Africa ribelle: una reazione che l'Occidente ha provocato
di
Rita Guma *
Parlano dell'Africa, perché in questi giorni il presidente del Burkina Faso, capitano Traoré, è nel mirino occidentale perché fastidioso per i neocolonialisti.
Hanno cercato di screditarlo e ci sono minacce di morte, tanto che a Mosca, per il Giorno della Vittoria, il suo aereo è stato scortato da caccia russi.
E che in città di mezzo mondo i burkinabé e altri africani dell'Alleanza del Sahel hanno manifestato in suo sostegno.
Noi dell'Osservatorio comprendiamo le ragioni dei sommovimenti.
Per noi un africano non è solo un africano ma un ivoriano o un senegalese, un burkinabé o un maliano, un camerunese, un algerino o addirittura un boscimano e ciascuno di loro si porta dietro, oltre alla propria storia personale, una lunga Storia.
Così come per noi un abitante di New York non è un americano tout court, ma uno statunitense, perché l'America è un grande continente che comprende stati latini e popoli indigeni nel nord nel centro e nel sud.
Tornando all'Africa, siamo felici di vedere che l'eredità di Thomas Sankara non sia andata perduta e sia stata invece raccolta dagli attuali capi di stato che hanno fatto discorsi di rottura con l'occidente colonizzatore.
Il motivo della nostra soddisfazione non è che i frutti di questa ribellione li raccoglieranno la Russia e la Cina. Purtroppo sono i capi di Stato e di governo occidentali attuali e i governanti e grandi industriali di secoli che hanno voluto questo. E, fra i cittadini europei e statunitensi, chi non ha voluto vedere.
La schiavitù, prima ufficiale, poi de facto, dell'Africa e degli africani, è stata fortemente voluta e difesa dai politici, con il sostegno in certi periodi di intellettuali e scienziati e l'accettazione più o meno complice di tante persone comuni.
Anche quando non dichiarata, vi è stata nella mente o nei comportamenti di questi personaggi la convinzione di una superiorità occidentale rispetto a questi popoli.
La prevaricazione e la tortura sono state l'unico strumento di comunicazione, la predazione l'unica logica: estorcere con la corruzione o imporre con la violenza.
Per questo i paesi africani scelgono di dialogare con Russia e Cina.
Per il momento, ma già rivendicano una totale autonomia, come sottolineato da quello che appare l'erede spirituale di Sankara, Ibrahim Traoré, il presidente del Burkina Faso (anche Sankara lo era) che ha ringraziato Putin per il grano donato ma ha chiesto ai suoi colleghi capi di stato e governo africani di pensare, per il futuro, a provvedere da soli al cibo per i propri popoli, come già stanno facendo alcuni paesi del continente.
Scelgono di parlare con Russia e Cina non solo perché grati alla Wagner. La difesa militare è importante, laddove vengono provocate ad arte tante guerre civili e dove paesi occidentali li trovi a sostenere l'Isis e non gli aggrediti, ma non è l'unica cosa della vita.
Il fatto è che Russia e Cina non pensano di prendere le risorse senza dare niente in cambio. E non li rendono schiavi di nome o di fatto.
Avremmo potuto farli noi, accordi alla pari e sostegno vero e non mirato a predare risorse.
Noi che invece oggi guardiamo all'Africa - oltre che come fornitore semigratuito di materie prime - come grande CPR a cielo aperto, dove detenere i migranti costretti a chiedere asilo per le guerre armate dall'occidente e per gli effetti economici e climatici creati dal mondo industrializzato.
I media - che all'Africa hanno spesso dedicato solo sguardi di routine e non si sono sforzati di capire le realtà locali, con sentimenti e logiche effettive (per non dire che non ne sanno niente e oggi si improvvisano esperti) - hanno un bel falsificare la realtà e demonizzare Russia e Cina.
Gli occidentali hanno un bel minacciare guerre per riportare la legalità e democrazia (leggi il dominio occidentale tramite burattini sostenuti da Parigi o Washington). Il movimento panafricano sta raccogliendo i suoi frutti, dopo tanti tentativi individuali frustrati dalle rivolte colorate o dai golpe a matrice occidentale.
Quando le formiche operaie che usiamo schiacciare con facilità si uniscono a migliaia, un nemico, anche di grande taglia, possono mangiarselo. Ma queste sono belle grosse termiti africane. Sono vegetariane e i loro formicai aiutano a stabilizzare l’ecosistema e combattono gli effetti del cambiamento climatico, se ci siamo compresi...
Ci auguriamo che nessuno in occidente pensi di sfidarle per fermarle, perché sono determinate.
Ci sono già state centinaia di milioni di morti, in Africa, per nostra responsabilità. Adesso basta.
Lasciamo che gli africani si riprendano quello che appartiene loro.
* Presidente Osservatorio
 
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