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23 maggio 2025
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A Capaci morti per nulla?
di Rita Guma *

Due anni fa, mentre le figlie di Dalla Chiesa e Chinnici passavano con il proprietario delle stalle in cui lavorava Mangano e il cui padre era funzionario della Banca Rasini, di contatti poco puliti, la Cassazione decretava che la trattativa stato-mafia c'è stata ma non fu reato.

La domanda è: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Bruno Caccia, Pio La Torre e gli altri, compresi Dalla Chiesa e Chinnici e i tanti agenti di scorta e ai giornalisti che hanno perso la vita per le indagini contro mafia e camorra, perché sono morti?

O siamo noi che non abbiamo mai capito niente.
Noi che abbiamo ricordato ogni anno ogni singolo anniversario il loro sacrificio e il loro lascito spirituale.
Noi che non ci siamo mai rassegnati allo schifo e che abbiamo cercato di dare continuità a quell'impegno con piccoli o grandi gesti pubblici, ma soprattutto nel quotidiano, non cedendo alle piccole e grandi mafie, al nord come al sud.

Ho avuto la fortuna di conoscere i testimoni di quel tempo, da Letizia Battaglia ad Armando Spataro a Riccardo Orioles, e la sfortuna di constatare quanto la mafia fosse pervasiva con l'associazione che presiedo, con la quale ho sperimentato tentativi di ingresso ma anche minacce di morte, attentati alle auto, posta sottratta. In oltre vent'anni, un vero campionario di "interessamento" da parte di diversi tipi di cupole. E abbiamo conosciuto anche le "attenzioni" di agenti deviati dei servizi.

E poi ho scoperto che non era vero niente e se era vero non era reato e se era reato non importa a nessuno, nemmeno a quelli a cui più dovrebbe importare.

Il fatto è che non mi convincerete mai che si possa voltare pagina come se nulla fosse accaduto e continuerò a lottare lo stesso, perché io so quello che ho visto e vissuto e ciò che hanno vissuto quelli che sono stati vittime o testimoni di fatti di mafia e so che se continueremo a lottare quei tanti morti ammazzati non saranno stati ammazzati per nulla.

Come ha scritto Salvo Palazzolo, scrittore e giornalista antimafia, "Per rendere davvero onore al giudice Giovanni Falcone bisognerebbe completare la sua grande inchiesta sul tesoriere di Riina e Provenzano, Vito Roberto Palazzolo, che continua a gestire un gran patrimonio, mai sequestrato. Il Sudafrica e l’Angola non rispondono alle richieste di rogatoria avviate dalla procura di Palermo".

Ma ricordare l'attentato a Falcone ci dice anche che dobbiamo proteggere i magistrati tutt'ora attivi nelle inchieste di mafia come Gratteri e Di Matteo e quelli attivi nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno mafioso, Scarpinato e de Raho.

Ciascuno di loro, oltre ai rischi professionali per i quali, quando viene loro riconosciuta, vivono sotto scorta, subisce anche tentativi di delegittimazione contro i quali occorre pronunciarsi.

E infatti "Non chiedeteci silenzio: il 23 maggio faremo rumore!" è lo slogan del corteo antimafia promosso da studenti e studentesse che si terrà oggi a Palermo con partenza alle ore 15 (davanti al Teatro Massimo) ed arriverà in Via Giacomo Leopardi (nei pressi dell’Albero Falcone).

Attenzione: 𝐕𝐀𝐑𝐈𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐎𝐑𝐒𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐃𝐀 𝐏𝐈𝐀𝐙𝐙𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐃𝐈 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐂𝐄 𝐂𝐇𝐄 𝐃𝐀 𝐆𝐈𝐔𝐑𝐈𝐒𝐏𝐑𝐔𝐃𝐄𝐍𝐙𝐀

* Presidente Osservatorio


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