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23 maggio 2025
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Capaci: 17:58
di Pino Maniaci

Palermo, 23 maggio 1992. Quasi mille chili di tritolo sistemati in un cunicolo di drenaggio sotto l'autostrada A29, facevano saltare in aria il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Una colonna di fumo, le macerie, e poi gli abitanti della zona che arrivarono sul posto per prestare i primi soccorsi.

La moglie del giudice venne tirata fuori dal finestrino, mentre per liberare Falcone dalle lamiere accartocciate fu necessario attendere l'arrivo dei vigili del fuoco.

Entrambi erano vivi e coscienti ma morirono poche ore dopo in ospedale per le gravi emorragie interne riportate. I loro orologi segnavano le 17:58.

Passano gli anni ma le immagini della strage di Capaci continuano ad aprire una ferita che non si è mai chiusa.

Quelle morti, festeggiate dai mafiosi nel carcere dell'Ucciardone, provocarono un risveglio delle coscienze e la ribellione della società civile alla violenza mafiosa.

Ecco perché Cosa nostra non ha vinto. Perché anche oggi siamo qui a ricordare il sacrificio di questi servitori dello Stato e gli insegnamenti che ci hanno lasciato in eredità.

Grazie ragazzi.


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