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Ambiente: i diritti costituzionali delle future generazioni
di
Rita Guma *
Le norme sulla cacci di cui si discute influiscono pesantemente sulla biodiversità, che nominalmente viene sostenuta ma che fi fatto, portando a 47 le specie cacciabili (erano 7) e aumentando i periodi e gli orari in cui è possibile cacciare (incluso quelli di nidificazione e simili), viene contrastata, con conseguenze per il futuro.
Che molti nostri parlamentari ignorino la Costituzione non è una novità, tuttavia molti dovevano pure essere distratti quando la Costituzione è stata integrata all'art. 9 con il comma 3, secondo cui la Repubblica (non il quotidiano, mi raccomando!): "Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.". L'articolo è entrato in vigore a marzo 2022.
Le parole "anche nell’interesse delle future generazioni" non sono state aggiunte a caso. Significano molto, moltissimo, e ricalcano anche norme internazionali e di altri paesi nonché una giurisprudenza sempre più affermata che nasce dalla consapevolezza che nell'ambiente gli effetti delle nostre azioni (che siano attive o passive) ricadono soprattutto su chi verrà dopo di noi, anche se viene usato il termine interessi e non diritti, dal momento che un non concepito non può essere giuridicamente soggetto di diritti.
In alcuni paesi, europei e dell'America Latina, i giovani si sono fatti promotori o co-promotori di azioni legali contro i governi che avevano fatto scelte superficiali o scellerate impattanti principalmente sulle loro aspettative di vita e qualità di vita. E le Corti di alto rango hanno riconosciuto il diritto delle future generazioni ad un ambiente salubre.
Fra queste la Corte Federale Costituzionale di Karlshure che il 29 aprile 2021 ha ritenuto incostituzionale la Legge federale sui cambiamenti climatici del 12 dicembre 2019 che disciplina gli “obiettivi climatici nazionali” e definisce i “limiti di emissione annuali” di gas serra fino al 2030. La Corte ha detto che il dovere dello Stato alla tutela della vita e della salute può comportare il dovere di gestire le questioni ambientali tenendo conto della protezione delle generazioni future.
Ma già nel 2019 la Corte Suprema della Colombia aveva accolto le ragioni di 25 giovani riconoscendo il diritto delle giovani e future generazioni ad un ambiente sano ed aveva sentenziato che il governo dovesse fermare la deforestazione in Amazzonia.
Pertanto, a parte il fatto che le risposte dei ministri (e di certi giornalisti, come Mentana) ai giovani che protestano per avere una tutela dell'ambiente, sembrano da asilo infantile, i giovani che stanno manifestando in vario modo stanno reclamando l'attuazione di un loro diritto di radice costituzionale sempre più riconosciuto anche a livello internazionale a tutela propria e dei propri figli e nipoti (le future generazioni).
Capiamo bene che l'ignoranza ambientale sia diffusa a livello istituzionale e che laddove non si ignora (nel senso di non conoscere) si ignora (nel senso di trascurare o negare) perché non conviene in termini di ritorno di potere o di soldi, ma purtroppo per i politici e rappresentanti istituzionali - e per fortuna per noi - c'è questo nuovo principio da tenere in considerazione e ci sono questi giovani alfieri che ne reclamano il rispetto.
Faccio però notare che ci sono anche persone anziane che hanno capito che il mutamento climatico è dannoso e si stanno dando da fare anche in sede giudiziaria. Le "Anziane per il clima Svizzera", un’associazione fondata nell’agosto 2016 che oggi conta oltre 2000 soci e socie ultrasessantaquattrenni in tutta la Svizzera, il 29 marzo 2023 hanno ottenuto che la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo iniziasse le udienze per accertare "In che misura uno Stato come la Svizzera debba ridurre in modo più significativo le proprie emissioni di gas serra per tutelare i diritti umani della popolazione".
Le Anziane per il clima spiegano che a causa delle temperature estreme le donne anziane sono esposte "a un rischio di malattie e di mortalità nettamente superiore rispetto a quello della popolazione complessiva" e per questo hanno chiesto alla Corte di imporre alla Svizzera di intervenire subito a tutela dei loro diritti umani (diritto alla vita e al benessere, come garantito dagli articoli 2 e 8 della Convenzione) e di adottare i provvedimenti legislativi e amministrativi necessari per contribuire a scongiurare un aumento della temperatura di oltre 1,5 gradi, applicando obiettivi concreti di riduzione delle emissioni.
Quindi, e mi rivolgo ai governanti ai vari livelli della nazione, non solo ai giovani (che si ritiene siano elettori prevalentemente di sinistra o anarchici) interessa l'esercizio di questo diritto, ma esso, in virtù dell'art. 32 della Costituzione, coinvolge anche una fascia di popolazione non di rado conservatrice.
Lo sottolineo perché la sensazione è che i giovani siano spesso rampognati da questi personaggi, oltre per l'illusione de "ai miei tempi..." anche in quanto non ritenuti potenziali elettori della propria parte politica. Purtroppo le spinte per certuni che avrebbero il dovere di tutelare tutti non sono mai i diritti o il rispetto della Costituzione e certamente non politiche che hanno ricadute oltre la durata del mandato parlamentare, ma l'interesse personale o di partito.
Quindi tutelare - in concreto e non a parole - la biodiversità e gli animali, anche nell'interesse delle future generazioni dovrebbe essere una priorità.
* Presidente dell'Osservatorio
 
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