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11 maggio 2025
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Libero di accoltellare ancora
di Luigi Quartucci

Femminicida in permesso di lavoro accoltella un collega a Milano, sparita anche una dipendente. È caccia all'uomo.

Femminicida, cioè assassino, in permesso di lavoro dopo 9 anni di carcere, condannato a 14 anni per aver ucciso una ragazza di 23 anni.

Sono tante le cose che mi vengono in mente di fronte a questa notizia, partendo dalla legge.

art. 575 Codice Penale Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.

art. 577-bis. Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità, è punito con l’ergastolo. Fuori dei casi di cui al primo periodo, si applica l’articolo 575. Si applicano le circostanze aggravanti di cui agli articoli 576 e 577.

Quindi, se è un femminicidio, la pena è solo l'ergastolo cioè il carcere a vita. Se è un omicidio ordinario la pena MINIMA è di 21 anni. Esistono le circostanze attenuanti, certo, come aver agito in stato d'ira, ma come si fa a scendere a 14 anni di pena per un assassino di una ragazza di 23 anni?

E come si può permettere che dopo 9 anni esca dal carcere per andare a lavorare?

Ah, già: art. 2 Cost. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. È in nome di questo principio che rapinatori, stupratori, assassini, circolano liberamente con licenze premio o permessi di lavoro. Perché la pena non deve solo essere afflittiva ma tendere anche alla loro rieducazione. Purtroppo questo è uno dei tanti principi utopistici inseriti nella nostra Costituzione e mai applicati o applicati male perché, nella realtà, impossibili da mettere in pratica.

È bella l'idea di recuperare tutti i delinquenti alla vita civile ma si dimentica un elemento importante, la natura dell'uomo. Viviamo in una società dove l'omicidio è considerato il più grave dei reati, lo sanno tutti gli esseri viventi, oserei dire persino gli animali domestici, è un delitto difficile da commettere se non ci sono spinte molto forti a farlo. Qui abbiamo un soggetto che ha avuto queste spinte, ha assassinato una ragazza di 23 anni, è uno che ha infranto il confine tra l'uomo e la bestia.

Si può recuperare uno che ha commesso un delitto così efferato? Forse. Ma la mia esperienza di decenni nel mondo giudiziario mi dice che per uno recuperato almeno altri dieci sono irrecuperabili, dipende dal loro vissuto precedente.

se vengono da famiglie fortemente disagiate, da ambienti camorristici o mafiosi, da bassifondi di città dove l'unica legge è quella del più forte e la violenza per se stessa è la regola c'è poco da recuperare e non sarà certo una politica carceraria di licenze e permessi lavorativi a ottenere la loro redenzione.

E questo individuo, uscito dal carcere perché ritenuto dal giudice meritevole, ha accoltellato di nuovo e ora è fuggito, libero di accoltellare ancora e ancora. La differenza fra l'utopia e la realtà, l'impossibilità di governare pretendendo di applicare i principi astratti senza tenere nel debito conto il mondo reale.


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