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Attilio Manca: la famiglia aspetta ancora giustizia
di Santina Sconza
Rivedere Angela Manca e alla sua età parlare ancora di avere giustizia per Attilio fa male al cuore.
Si perché dopo tanti anni dalla morte di Attilio e rivedere lei, ora senza più il supporto del marito che ha raggiunto il figlio fa male, così come faceva male vedere Vicenzo Agostino senza più la moglie, vecchio ma non stanco chiedere giustizia per suo figlio.
Vicenzo Agostino alla fine della sua vita ha avuto giustizia ma Angela Manca ancora no.
Lei, esile donna, continua ad andare in giro per l'Italia a raccontare la storia del bravo urologo che aveva visitato un vecchio sotto falso nome ma che in realtà era il capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano.
Attilio ucciso per aver riconosciuto il capo di Cosa nostra con una dose letale di eroina sul suo polso sinistro che non poteva iniettarsi perché mancino.
Per anni e anni Angela ha chiesto di far riaprire il processo, per anni insieme al suo avvocato Repici.
Nel settembre 2022 la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Nicola Morra ha approvato all'unanimità una relazione presentata dalle deputate Piera Aiello e Stefania Ascari in cui si afferma che la morte di Manca "sia imputabile ad un omicidio di mafia e che l’associazione mafiosa che ne ha preso parte (non è chiaro se nel ruolo di mandante o organizzatrice o esecutrice) sia da individuarsi in quella facente capo alla famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto.
Ma il processo non è stato riaperto, ancora una volta Angela Manca racconta, in video conferenza, la storia di Attilio e perché è stata costretta a lasciare la sua casa in Sicilia.
Così racconta:
"Per un anno ero stata tranquilla a casa mia – ha detto – pensavo finalmente posso stare gli ultimi giorni della mia vita tranquilla nella mia casa. L’ultimo mese e mezzo questi attacchi violenti, guardia di giorno, di notte, io non respiravo più, piangevo sempre perché mi sentivo male, non avevo bene le vie respiratorie, si infiammavano tutte come se io sentissi dell’ammoniaca nelle vie respiratorie e poi mi sentivo soffocare, mi veniva un senso di nervosismo. Allora a questo punto ho detto io non posso stare più a casa mia sola nelle mani di delinquenti e quindi ho deciso di lasciare la mia terra, di stare vicino a mio figlio ma non vi dico quello che sto soffrendo, con grandissime sofferenze perché alla mia età allontanarsi dalla propria terra, dai suoi affetti, dai suoi ricordi, dai propri ricordi, dalle abitudini, dagli amici, dalle amicizie consolidate, io mi sento un pesce fuor d’acqua però purtroppo mi hanno privata di tutto, anche della mia vita, di vivere la mia vita con serenità. Purtroppo quando la magistratura non fa il proprio dovere la mafia si rafforza.”
Questo è il racconto straziante di una madre che vuole giustizia, quanta similitudine con Augusta Schiera la madre di Antonino Agostino morta prima di avere giustizia.
Lei Augusta dava il braccio al marito Vincenzo per aver giustizia ma ha chiuso gli occhi prima di averla, Angela dava il braccio al marito Gino che ha chiuso gli occhi prima di avere giustizia.
Parla con dolore Angela:
“La commissione antimafia della scorsa legislatura ha dichiarato in modo incontrovertibile che quello di Attilio è un omicidio portando delle prove e dei punti da sviluppare. Dopodiché l’avvocato Fabio Repici si è rivolto alla procura di Roma e noi siamo in attesa che si pronunci. Io non mi voglio illudere perché ho avuto troppe delusioni in questi anni, troppe sofferenze.”
Anche perché “il caso di mio figlio purtroppo è un caso particolare perché fa parte, come ha detto diverse volte Salvatore Borsellino, fa parte della trattativa Stato-mafia. Praticamente ci sono 40 anni di latitanza di Bernardo Provenzano
quindi che cosa abbiamo saputo noi in questi anni? Chi ha protetto Provenzano? Chi ha protetto la sua latitanza? Purtroppo fino ad oggi non ci è dato sapere nulla".
Dal 12 febbraio 2004 dalla morte di Attilio, la famiglia Manca chiede giustizia e non la ottiene.
* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio
 
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