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Diritto di morire negato
di Elisa Fontana
Ho seguito la battaglia di Laura fin dagli esordi, quando lottava per una legge che aiutasse a morire chi ne aveva bisogno con dignità, anche se lei sperava di non averne bisogno.
La speranza di Laura si è infranta contro una malattia progressiva e bastarda che le ha reso impossibile qualsiasi simulacro di vita accettabile.
Il tribunale ha sancito che ha diritto di morire dignitosamente, la sua regione, l’Umbria fa ostruzione non dandole istruzioni per come procedere.
Questa l’ennesima lettera che Laura ha scritto chiedendo che il suo diritto possa essere rispettato e le sia permesso di morire con dignità e di lasciare una vita che di dignitoso non ha più nulla.
Io ho solo una cosa da aggiungere a quanto scrive Laura: ho solo una grandissima vergogna per la totale mancanza di umana pietas di chi le nega il raggiungimento della pace dopo tanto soffrire.
Spero per loro che non abbiano mai a patire il senso di abbandono, di impotenza, di inermità e di sofferenza di Laura e di tutti coloro nelle sue condizioni.
E qui mi fermo e lascio la parola a lei.
“Amici, in questi mesi non ci siamo sentiti ma io sto peggiorando sempre di più.
Sono stata capace di risolvere i miei problemi assistenziali, ho trovato persone che mi assistono validissime, rischiavo di perdere i fondi per l'assistenza e ne sono venuta a capo. Non è dunque questo il motivo della mia scelta.
Io ho bisogno di morire presto e il motivo della mia scelta è soltanto il corpo. Tutte le sere il corpo mi parla e mi dice che è ora.
Le giornate stanno diventando sempre più una tortura, sia per il caldo che comincia -e dovrei affrontare l'estate come l'anno scorso ma con dodici mesi in più di progressione clinica di malattia- sia i dolori (e ne stanno venendo di sempre nuovi), sia la paralisi progressiva, sia la fatica neurologica.
Le giornate si stanno svuotando di tutto a livello di minima attività e partecipazione sociale, sono sempre più un corpo inerte pieno di dolori e da gestire in modo sempre più complicato. Lo dico per me ripeto, non per chi mi assiste: anche ricevere sempre più mani addosso è un continuo strazio.
Ho quindi preso contatto con un'organizzazione che si occupa di fornire l’aiuto alla morte volontaria in Svizzera. Quello della Svizzera è diventato un orizzonte concreto e obbligato, perché la mia regione, l’Umbria, e la mia ASL, Perugia, non mi hanno dato mai risposta sulla modalità pratica per ottenere l’attuazione di quello che è un mio diritto riconosciuto su carta, e confermato dalle visite mediche che riconoscono la presenza delle condizioni previste dalla Corte costituzionale per accedere al diritto al suicidio medicalmente assistito qui in Italia.
Affrontare la Svizzera per me significa pianificare un viaggio di oltre 9 ore, che saranno anche di più nelle mie condizioni, quando devo essere movimentata ogni momento, quando ho necessità di gestione vescicale e intestinale continua, incontinenze continue, quando il tronco non resterebbe dritto su nessuna autovettura, nessun braccio che mi aiuta, solo dolore protratto per oltre nove ore. Per cosa poi? Per andare in un paese straniero con persone estranee e seguire una procedura che francamente non pensavo di dover subire, perché da novembre scorso io ho il diritto di morire qui.
Quello a cui l’inerzia di Regione Umbria mi espone è un calvario che si aggiunge a quello che già affronto ogni giorno con la malattia in progressione.
Spero di non doverlo fare. Continuerò fino all’ultimo momento utile, cioè fino al giorno prima di partire per la Svizzera, a battermi per ottenere il rispetto in Italia del diritto che mi è già stato riconosciuto sulla carta. Mi manca un tanto così: è da dicembre che attendo l’approvazione di un protocollo farmacologico terapeutico e le modalità per eseguire la mia volontà.
Conto sul vostro aiuto per ottenerlo, e spero che Regione Umbria ponga fine all’ostruzionismo in atto.
Laura Santi
Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni”
 
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