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17 novembre 2024
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Consigliere comunale di FdI membro di gruppo neonazista a processo
di Viola Fiore

A giugno aveva denunciato di essere stato aggredito da "estremisti di sinistra" in un autogrill perché indossava una maglietta del Fuan, associazione giovanile nella galassia si Fratelli d'Italia, ma imputato lo è divenuto lui, in quanto appartenente a un gruppo neonazista ed eversivo.

Si tratta di Federico Piazza, giovane consigliere comunale di Fratelli d'Italia nel bolognese, la cui intervista su "La voce del Patriota" subito dopo l'aggressione di cui si lamentava vittima e per cui aveva ricevuto la solidarietà di ministri e sottosegretari del governo Meloni, oggi dà "errore 404"... è stata evidentemente rimossa...

Il gruppo terroristico, suprematista bianco e negazionista della Shoah di cui faceva parte - "Unione forze identitarie" - aveva armi e campi di addestramento.

Si ispirava a Traini, il 31enne di ideologie nazifasciste, riconosciuto colpevole della strage di Macerata aggravata dall’odio razziale per aver sparato a sei migranti nel febbraio 2018 (e per questo condannato a 12 anni di carcere nel 2021) e a Anders Behring Breivik, terrorista norvegese autore i attentati che hanno provocato la morte di settantasette persone nel 2011 (per questo condannato a 21 anni indefinitamente prorogabili se ancora socialmente pericoloso).

Nel programma del gruppo, l'uccisione di "gay, deformi e oppositori politici" quando avesse imposto un governo. La "società nuova" che miravano a realizzare era basata sull'eugenetica (teoria nata in USA ma cara al nazismo), tanto che "malformati, deformi, stupri da allogeni (stranieri), gay, down, meticci, figli di oppositori politici, gemelli siamesi et similia" sarebbero stati abortiti.

Questi i valori del consigliere meloniano, anche esponente di Gioventù nazionale, movimento già al centro di uno scandalo emerso grazie all'inchiesta di Fanpage in cui erano venuti alla luce insulti razzisti e antisemiti e esaltazione del nazismo da parte di alcuni militanti e dirigenti, tanto che Giorgia Meloni - a sua volta militante nel movimento in gioventù - fu costretta a correre ai ripari con smentite e pulizie interne.

Quindi gli oppositori politici, nelle intenzioni del gruppo di cui Piazza faceva parte, sarebbero stati privati dei figli e uccisi ma quando aggredito per la maglietta lui aveva incassato la solidarietà dei membri del governo e di chi protestava perché doveva essergli garantito "il diritto di esprimere il proprio pensiero e la propria appartenenza politica".

A coronamento delle indagini, iniziate nel 2021, come riportato dalla stampa nazionale, quattro militanti sono stati rinviati a giudizio e ad altri quattro hanno patteggiato pene che vanno da 1 anno e 10 mesi a 2 anni di reclusione.


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