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Un piccolo raggio nelle tenebre
di
Rinaldo Battaglia *
All’alba dell’8 ottobre 1944 a Międzybrodzie Bialskie, nel distretto amministrativo di Czernichów, non lontano da Auschwitz, un nazista delle SS, il Rottenführer, (caporale) Viktor Pestek veniva fucilato dai suoi commilitoni tra il generale loro disprezzo.
Quel giorno compiva, per così dire 20 anni e mezzo di vita.
Alcuni storici di recente, studiando le ‘gesta’ del lager di Terezìn, hanno scoperto il valore le sue ‘azioni’ (e del suo ‘socio’ ebreo) tanto da arrivare a definirle come ‘un piccolo raggio nelle tenebre’.
Tutto parte da Terezìn e tutto è legato ad un quarantenne uomo d’affari, ebreo lì deportato e che in breve vestirà anch’egli i panni dell'eroe. Questi di nome faceva Vítězslav Lederer (o per i tedeschi 'ribattezzato' come Siegfried Lederer), era ceco di Pìsarova Vesce, un villaggio sulla strada che da Praga portava, dopo Pilsen, verso Norimberga, tutte terre che conosceva a menadito per le sue precedenti attività commerciali.
Con l’invasione nazista per Vítězslav Lederer tutto si bloccò e fu costretto, come tutti gli altri cechi, a lavori molto più umili. Sin da subito, già nel 1939, aderì così a gruppi di resistenza (alcuni anche comunisti o legati a Mosca) e per questo venne più volte arrestato dalla Gestapo. Dopo l’ennesimo arresto, nel gennaio ‘42, alla fine venne deportato a Terezìn, aperto da poco, e poi nel convoglio del 18 dicembre ‘43, spedito ad Auschwitz, come da prassi.
E lì, sebbene allora senza famiglia (erano già stati uccisi), fu destinato nella Sezione B ll b, la parte del lager a cui erano destinate solo le famiglie di Terezìn per specifico ordine di Himmler. Un'altra delle pazzie 'studiate' del n. 2 del Terzo Reich.
Vitèzslav Lereder, nato commerciante e mediatore, non si sa bene come, ad Auschwitz riuscì a conquistare la fiducia di una S.S., il Rottenführer Viktor Pestek in particolare quando seppe che questi era innamorato perdutamente di una ragazza ebrea di Praga, lì deportata, Renèe Neumann.
Pestek, era una S.S. anomala: non era di origine tedesca, ma metà ucraino e metà rumeno, e soprattutto nel suo intimo per intero contrario alla Shoah, oltrechè profondamente cattolico. In precedenti feroci battaglie sul fronte russo, era stato ferito e curato delle famiglie locali, sebbene nemico, e questo lo aveva indotto a vedere da allora con occhio diverso la guerra del Fuhrer.
Chi era per davvero il nemico?
Il 6 marzo ‘44, quando stava per scadere la prima ‘tranche ‘ nella sezione B ll b - dove per ora non venne inserita la fidanzata ebrea, forse grazie al suo intervento – Pestek era venuto a conoscenza del programma SB6 ‘Sonderbehandlung 6’ e così ‘incoraggiò’ Vitezslav Lederer a studiare subito un piano di fuga, che interessasse tutti loro.
Il programma SB6, ad Auschwitz-Birkenau, (voluto sempre da Himmler) prevedeva che queste famiglie di ebrei, provenienti solo da Terezìn, prima di essere gasate restassero in vita altri 6 mesi (6 mesi esatti, non un giorno in più) come peraltro indicava il nome stesso del programma: ‘Sonderbehandlung 6’ ossìa "trattamento preferenziale di 6 mesi". Più espliciti di così!
Il piano di fuga non doveva riguardare per il momento la fidanzata Renèe, perché lei non voleva abbandonare nel lager la madre, alquanto vecchia e ammalata. Sarebbero tornati a prenderle più avanti e comunque prima della scadenza della seconda tranche del programma SB6, quella prevista per metà luglio.
La notte del 5 aprile ‘44, Pestek e Lederer (questi vestito da tedesco e con documenti rubati ad un altro ufficiale nazista, rubati dallo stesso Pestek) fuggirono dal lager in bicicletta, apparentemente tranquilli come fossero in libera uscita, dopo aver preso anche denaro e gioielli (quelli che venivano sequestrati all’arrivo ai deportati).
Alle altre SS, i suoi commilitoni, il caporale Pestek aveva dichiarato di aver avuto una insperata ‘convalescenza’ per le vecchie ferite. Presero il treno, come normali soldati in licenza e raggiunsero Praga. Qui i due vendettero gli ori, comperarono vestiti civili, e salirono su un altro treno verso la città di Pilsen, ove Lederer aveva ancora dei contatti con la resistenza ceca.
Nel frattempo ad Auschwitz, con colpevole ritardo, solo il 6 maggio, venne scoperta la loro fuga e il responsabile del campo l'SS-Sturmbannführer Friedrich Hartjenstein informò addirittura Himmler, che dette ordine tassativo di catturarli prima che parlassero, tra le ipotizzabili urla di odio. Era il tempo in cui a Birkenau, nella Sezione B ll b, si temeva l’ispezione della Croce Rossa Internazionale e a Ginevra si stava ‘trattando’ su come gestire quella e, prima ancora, quella di Terezìn. Non ci dovevano essere intralci. Assolutamente.
Pestek rimase coi partigiani cechi mentre Lederer si fece ‘inserire’ di nuovo a Terezìn, entrando ed uscendo grazie alla complicità (pagata) di alcuni fornitori di viveri nel lager e soprattutto del barbiere ceco degli ufficiali tedeschi. Si parla di almeno 4 ‘visite’ tra metà aprile e metà giugno. Forse cinque. Incontrò più volte il ‘capo’ degli ebrei deportati Paul Eppstein, parlò più volte con altri ‘anziani’ dello Judenrat, relazionò - come fatto prima anche dall’ingeniere ceco Grunberg - il saggio rabbino Leo Baeck, informò tutti loro per bene dove portasse il treno verso est e che cosa succedesse nella camere a gas.
Nessuno gli credette o almeno si dette da fare, chi per paura che il lager diventasse oggetto di un ‘massacro’, chi per non perdere il proprio ruolo, chi per comodità, chi per complicità coi nazisti. Anzi, Eppstein gli ordinò di non farsi più vedere, forse minacciandolo di denuncia al Lagerkommandant Rahm e di non parlare più con nessuno. Probabilmente stava definendo la visita della CRI, al cui buon esito chissà cosa era legato.
Denaro, la vita sua e della sua famiglia? La libertà? (la Croce Rossa arriverà il 23 giugno 1944 non a caso in un’ispezione ‘a sorpresa’ ma ‘controllata, gestita e confezionata totalmente’ da Himmler).
Lederer non si arrese e cercò ugualmente di informare, della situazione effettiva di Auschwitz, alcuni funzionari della Croce Rossa in Svizzera, tramite la Resistenza di Pilsen e altri ‘contatti’ raccomandati da Pestek, dei tecnici impiegati presso una società di costruzioni navali sul lago di Costanza. Ma senza buon fine. Avevano invece avuto più fortuna, a quel tempo, e già resi noti e subito diffusi i Protocolli di Auschwitz, prodotti da Rudolf Vrba e Alfred Wetzler che avevano conosciuto e ‘collaborato’ con Pestek, ma di cui sembra in parte diffidassero in quanto ‘troppo nazista’.
A giugno, Lederer e Pestek rientrarono ad Auschwitz con obiettivo di salvare la fidanzata Renèe e la madre, di cui i nazisti non erano a conoscenza del legame, incomprensibile forse per loro. All’inizio la cosa funzionò, tant’è vero che le due donne vennero spostate in altre sezioni del lager ed entrambe, alla fine, miracolosamente si salvarono dalla Shoah.
Pestek invece venne tradito – come qualcuno disse – probabilmente per motivi di soldi. Esisteva, ad Auschwitz come altrove, un commercio nascosto e sotterraneo tra i soldati nazisti per spartirsi e rubare quanto sottratto ai deportati, prima che ci pensasse la ‘struttura’ del Terzo Reich a farlo per suo ruolo istituzionale.
Non a caso Bertolt Brecht amava dire che la guerra è solamente un traffico: solo che invece di commerciare formaggio, si vendono piombo e uomini.
Il Rottenführer (caporale) delle S.S. Viktor Pestek fu così fucilato l’8 ottobre ’44, come un vile traditore, disprezzato dai suoi.
Vitèzslav Lederer invece riuscì, forse corrompendo ancora qualcuno e con documenti falsi, ancora una volta a scappare da Auschwitz e ad unirsi alla resistenza ceca, sempre più forte nell’inverno ‘44 e 'corborrata' dai Russi in arrivo.
Non si dimenticò di Terezìn e a novembre ’44, dopo l’ultimo convoglio del 28 ottobre, con altri canali (sempre pagando qualcuno dei fornitori) riuscì a rientrare in incognito nel lager, per conto della Resistenza e con obiettivo di capire su quali forze ed armamenti i nazisti, in quel preciso momento potessero contare. Lederer combatterà fino alla fine della guerra e si unirà ai comunisti al potere dopo l’arrivo dell’Armata Rossa.
Morirà a Praga nel 1972, a 68 anni.
Non tutti gli storici confermano le informazioni e notizie su Lederer, forse per la facilità con cui sapeva entrare ed uscire dai lager, forse per la sua spregiudicatezza nell’uso del denaro e della corruzione, forse per i suoi legami con i comunisti, ma nessuno, nessuno nega i suoi interventi ‘informativi’ a Terezìn, provati o documentati da molti superstiti. Ha rischiato molte volte la vita per dare una speranza e una via d’uscita ai deportati. Il suo amico & socio Viktor Pestek ci rimise persino la vita e l’onore tra i suoi. E non furono poca cosa.
Purtroppo il loro seminare non ha poi generato i frutti attesi. Ma forse questo è un altro discorso e va inserito nell’elenco infinito delle occasioni mancate nel lager di Terezìn.
Resta il fatto indiscusso ed indiscutibile che, anche a Terezìn, i deportati ebrei hanno più volte cercato di reagire alla violenza e alle atrocità dei carnefici. Magari qui, più che altrove, puntando sulla ‘non-violenza’ , sulla Resistenza pacifica, sull’altra Resistenza. Ma non si può negare della sua esistenza.
Bob Dylan a suo tempo scriveva che "Un eroe è chi capisce il grado di responsabilità che deriva dalla sua libertà".
E, tra Auschwitz e Terezìn, per la 'Storia' sulla carta due ‘nemici’ - l’ebreo Vitèzslav Lederer e il nazista Viktor Pestek - lavorando assieme, uno a supporto all'altro, hanno pienamente dimostrato col loro ‘piccolo raggio nelle tenebre' che l'eroismo anche nella Shoah è esistito ’. Un ebreo ed un nazista assieme.
Chi era per davvero quel giorno il nemico?
Dov'era il nemico?
8 ottobre 2024 – 80 anni dopo - liberamente tratto dal mio ‘Non ho visto farfalle a Terezìn' – ed. AliRibelli – 2021
* Coordinatore della Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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