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20 novembre 2023
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Prima del Piccolo Teatro
di Rinaldo Battaglia *

“La prima battaglia culturale è stare di guardia ai fatti.” Sono parole di Hannah Arendt , che ogni giorno che passa in Italia per me aumentano di valore e significato. Perché noi siamo in debito verso chi, 80 anni fa, ci ha liberato dalla dittatura criminale fascista (1.283 furono i fascisti criminali di guerra certificati dalla War Crimes Commission dell’ONU) e non abbiamo il diritto di dimenticare o fare finta di nulla.

Ho sempre in mente, infatti, una forte citazione di Octavio Paz - premio nobel 1990 – che diceva che “la memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare”.

Ma ne siamo convinti, oggi, in Italia?

Nell’ultima settima, in particolare tre giorni fa, il 16 novembre 2023 a Milano – pochi giornali ne hanno parlato e domandiamoci il perché – sono avvenute alcune significative manifestazioni. Una addirittura al suono di una canzone di Giorgio Strehler, in dialetto milanese, resa celebre da Ornella Vanoni nel 1959: “Ma Mi”. Ieri 18 novembre, alle ore 11, peraltro davanti alla sede, in via Rovello 2, in molti (c’è chi dice 100 come La Repubblica, chi 600 persone..) si sono dati appuntamento per un ‘flash mob’ portando un fiore.

Il tutto come segno di viva e pacifica protesta contro la nomina - da parte del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano per conto del governo Meloni - di Geronimo La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio, nel consiglio di amministrazione del Piccolo Teatro Grassi di Milano. Il teatro che ha reso famoso Giorgio Strehler nel mondo e che nel mondo Giorgio Strehler ha reso famoso.

Giova forse ricordare che fu proprio Giorgio Strehler - antifascista, ricercato dai fascisti durante il regime, rifugiato in Svizzera e poi arrestato nel ’44 dai nazifascisti di Milano – a fondare nel 1947 (assieme al sindaco Antonio Greppi) quel mitico teatro e che, ancora oggi, dei 400 spettacoli che mette in scena ogni anno oltre la metà portano la sua firma.

Quel teatro è diventato nel tempo il simbolo dell’antifascismo a Milano, città dove il Duce fondò nel 1921 il partito fascista e da dove di fatto diresse – restando a casa, in modalità ‘smart working’ - la Marcia su Roma. Basterebbe solo leggere le parole scritte, sulla pietra della targa, all’entrata:

“Qui tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 hanno subito torture e trovato la morte centinaia di combattenti della libertà prigionieri dei fascisti. Il Piccolo Teatro ha fatto di questo edificio un centro ed un simbolo della rinascita culturale e della vita democratica di Milano".

Perché quell'edificio di via Rovello al numero 2, il Palazzo Carmagnola, che prima della guerra ospitava il ‘cinema Broletto’ è stato durante la Repubblica di Salò, la ‘sede’ del comando della legione "Ettore Muti". Agli ordini del colonnello Francesco (Franco) Colombo fu una delle più criminali e sanguinarie squadre di Mussolini, conosciuta e temuta allora per ogni tipo di violenze, rastrellamenti, uccisioni o torture commesse verso gli uomini e le donne della Resistenza partigiana. Peraltro le torture e le violenze avvenivano proprio, anche e principalmente, in quel palazzo (si parla di oltre 100 persone). E fu anche per questo che nel dopoguerra Giorgio Strehler e Antonio Greppi lo scelsero quale sede del nuovo Piccolo Teatro.

Una scelta simbolica ma altrettanto significativa. Quei pochi che in Italia hanno studiato il fascismo e non si fanno incantare dal negazionismo o dal tentativo di narrare in modo ‘personale’ la Storia – sport molto in voga negli ultimi anni - sa bene che i 15 martiri di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944 vennero ‘scelti’ oltre che dai capi della Gestapo a Milano, la SS-Hauptsturmführer Theodor Saevecke e dal colonnello delle S.S. Goldbeck (von Kolberck) anche col forte apporto e consenso del comandante della Legione Ettore Muti.

E furono i fascisti della Muti a fucilare i quindici esponenti della resistenza antifascista. A qualcuno, come Vittorio Gasparini, uno dei leader dei partigiani bianchi, fu concesso solo il tempo di scrivere a matita bigliettini di addio alla moglie Ernestina, ai figli Angiola e a Pietro che forse non aveva ancora iniziato a camminare. Saranno tutti fucilati alle 6.00 precise del mattino, mentre qualcuno di loro gridava «Viva l'Italia» e qualcun altro «abbasso il fascismo». E gli uomini del plotone d'esecuzione provenivano dal palazzo di via Rovello 2.

Perché quel Palazzo - poi diventato la sede del Piccolo Teatro – allora era l’essenza del fascismo, regime che ha portato alla catastrofe il paese. Anche se non tutti in Italia sembra che abbiano vissuto o poi visto lo stesso film. Il nonno o il padre del consigliere Geronimo La Russa, ad esempio.

Si ricorda infatti che suo nonno, Antonino La Russa, fu segretario politico del Partito Nazionale Fascista a Paternò nel 1938, ha combattuto in Africa ed era poi divenuto, a guerra finita, deputato del Movimento sociale Italiano nel ’58 e poi Senatore (di Msi-Dn) fino a 30 anni fa. Suo padre, Ignazio Benito La Russa, un anno fa eletto alla Presidenza del Senato, è noto per le sue manifestazioni giovanili neofasciste o per le sue recenti dichiarazioni di contrarietà all’antifascismo. Al di là delle scadenti dichiarazioni sui suonatori in pensione, ricordo il suo saluto romano al Senato nel passato o la sua assenza alla ricorrenza 25 Aprile in Italia, da Seconda Carica dello Stato.

Geronimo La Russa, oltre a far parte dello studio fondato dal nonno Antonino nel 1938 a Milano, è tuttora presidente dell'Automobile Club di Milano e presidente del Consiglio di amministrazione di Aci Infomobility S.p.a. – e nessuno allora ha evidenziato proteste o anomalie di sorta (domandiamoci pure perchè prima no e ora sì) - e a sentire la Premier Meloni a scelta è stata “indipendentemente dal cognome”.

Niente da dire per un governo – vedasi l’esempio della Rai – che ha fatto del 'merito' una pietra d’angolo del suo operare. Ma risulta opportuna? A nessuno pare che sappia di profanazione di un luogo sacro per la Resistenza antifascista a Milano?

Perché allora insistere in quella scelta? E’ stato scritto che l’incarico è gratuito, non retribuito. Non è che, per caso, conoscendo lo spirito antifascista di molti spettacoli ed opere scritti da Giorgio Strehler si voglia invece togliere ossigeno a questi? Milan Kundera nel suo capolavoro “Il libro del riso e dell’oblio” scriveva che “per liquidare i popoli, si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia.

E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di una nuova cultura, inventa per loro un’altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E il mondo intorno a lui lo dimentica ancora più in fretta.”

E più luogo di cultura del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler a Milano cosa c’è?

“Ma mi, ma mi, ma mi, quaranta dì, quaranta nott.
A San Vittur a ciapaa i bott, dormì de can, pien de malann!
Ma mi, ma mi, ma mi, quaranta dì, quaranta nott,
sbattuu de su, sbattuu de giò:
mi sont de quei che parlen no!”.

*Coordinatore della Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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