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Grazie a Dina Ceioli, giusta tra le nazioni
di
Rinaldo Battaglia*
Dov’era Dio quella notte? Dov’era Dio nella notte della Shoah?
Anche poco lontano da Milano.
In una piccola fabbrica di Magenta. Era di proprietà del padre di Dino Mohlo, Salomone, ebreo di origine greca e che lì aveva messo le radici, dando lavoro a 6-7 operai. I problemi, tanto per cambiare, iniziarono con le Leggi Razziali ed esplosero il 30 novembre’ 43 quando si svilupparono i rastrellamenti nazifascisti.
Dino, coi genitori e la sorellina Ester, si rifugiò in una lontana cascina nelle campagne lombarde, ma il rischio diveniva di giorno in giorno sempre più forte. Anche lì non mancavano i delatori locali ed una famiglia ebrea di padre, madre e due figli (Dino era allora 14enne) si ‘vendeva’ in quella zona per 10.000/12.000 lire, quando il salario medio anno di un operaio era di 4.238 lire e lo stipendio di un maestro tra le 9.000 e le 13.500 lire.
Per rendere meglio l’idea ‘dell’appeal’ del sistema improntato dai nazi-fascisti nel Nord Italia ai tempi di Salò, un senatore del Regno – la massima carica fino all’8 settembre ‘43 – guadagnava dalle 20.000 alle 25.000 lire annue (oggi non meno di 120.000-150.000 euro).
Un ebreo maschio mediamente prezzato allora 3.000/5.000 lire, oggi ‘varrebbe’ quindi sui 20.000/25.000 euro. Una classica famiglia di 4 persone: oltre 50.000/60.000, forse 70.000 euro. Non poco neanche oggi. A Trieste città di Mauro Grini per alcuni ‘uomini ebrei capo-famiglia’ si arrivò persino a sborsare, nel 1944, anche 7.000 lire cadauno. A Venezia, nel dicembre ‘43, 5.000 lire per una donna anziana. Nel mercato settimanale delle vacche - c’è da giurarci - probabilmente a quel tempo vi era più dignità.
Questa era la Shoah di casa nostra. Questo era il fascismo del Duce. Se poi ‘abbia fatto anche cose buone’ ...è tutto storicamente da discutere. Ma è facile vendere, nell’ignoranza generale, l’opposto.
Mentre i cugini della famigia di Leone Molho, Rachel Saltiel in Molho e il figlio Dario saranno poi deportati e moriranno nei campi di sterminio nazisti, Salomone con moglie ed i figli, a fine gennaio’44 preferì ritornare a Magenta.
All’interno dello stabile, ove operava l’azienda, il portinaio e gli altri operai nel frattempo avevano costruito di loro iniziativa un piccolo alloggio segreto, nascosto nel deposito magazzino, in parte sotterraneo, circondato da casse (per entrare si doveva farlo ‘a carponi’) completo di acqua, luce, stufa, radio e allarme luminoso azionabile da parte del portinaio stesso.
Fu così che si salvò la famiglia di Dino Molho, nascosta come Anna Frank per 15 mesi, fino alla liberazione del milanese dopo il 28 aprile 1945. Nessuno tradì, nessuno vendette la famiglia, nessuno restò indifferente al destino del proprio datore di lavoro. Nessuno si voltò dalla parte opposta.
A guerra finita, Dino subentrò piano piano all’attività del padre con buon successo. Ma il miglior risultato lo raggiunse nel 1998, quando riuscì a far nominare i sei operai del padre - Caterina Vaiani, Antonio Garbini, Angelo Cerioli detto Gin, Maria Vaiani Cerioli, Dina Cerioli, Battista Magna detto Delio – come ‘Giusti tra le Nazioni’ nel museo dello Yad Vashem a Gerusalemme.
Dino è morto sul finire del 2020. Testimoniò la sua Shoah più volte, anche di recente nel libro «La casa segreta» di Erminia Dell’Oro. Testimoniò.
Dina Cerioli è morta il 18 febbraio 2023. Tutti le dobbiamo un grazie.
19 febbraio 2023 – Rinaldo Battaglia
da ‘Non ho visto farfalle a Terezin’ – ed. AliRibelli – 2021 -
* Coordinatore della Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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