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Mario
Francese ricordato a Palermo con un calcio alle mafie
di
staff
In
un campo ai limiti dell’impraticabilità, si è giocato il 26
gennaio al Velodromo Borsellino di Palermo il recupero della
quarta giornata del torneo di calcio “Sport-Legalità 2012-13”
in ricordo delle vittime di mafia.
Ordine
dei giornalisti e Sezione Sportiva Antimafia (tra le cui fila
ha esordito il francese Dylan Froger, attualmente studente
universitario a Palermo talento del settore giovanile del
Le Havre, formazione che milita nella serie B d’Oltralpe)
hanno onorato la memoria del giornalista Mario Francese a
cui l’incontro, finito col punteggio di 4 a 2 per la squadra
dell’Antimafia, era dedicato.
Francese
iniziava la carriera all'ANSA per passare successivamente
al quotidiano "La Sicilia" di Catania. Nel 1958 veniva assunto
all'ufficio stampa dell'assessorato regionale ai Lavori Pubblici.
Contemporaneamente inizia a collaborare con "Il Giornale di
Sicilia" di Palermo dove, dieci anni dopo, lasciato l’ufficio
stampa della Regione Siciliana, iniziava a lavorare a tempo
pieno occupandosi di cronaca giudiziaria. Il suo lavoro lo
portava ad entrare in contatto conalcuni tra i più scottanti
casi del fenomeno mafioso come la strage di Ciaculli, il processo
ai corleonesi del 1969 a Bari e l'omicidio del colonnello
dei Carabinieri Giuseppe Russo.
Nelle sue inchieste, Francese entrò profondamente nell'analisi
dell'organizzazione mafiosa, delle sue spaccature, delle famiglie
e dei capi, in special modo del Corleonese, dove Luciano Leggio,
meglio conosciuto come Liggio (dall'errore di trascrizione
di un brigadiere) e Totò Riina spadroneggiavano. Francese
fu un fervente sostenitore dell'ipotesi che la morte del giornalista
Cosimo Cristina, avvenuta il 5 maggio del 1960, fosse un assassinio
di mafia e non un suicidio.
La
sera del 26 gennaio 1979, Mario Francese venne assassinato
a Palermo, davanti casa sua. Per il suo assassinio sono stati
condannati: Totò Riina, Leoluca Bagarella (che sarebbe stato
l'esecutore materiale del delitto), Raffaele Ganci, Francesco
Madonia, Michele Greco e Bernardo Provenzano. Queste le motivazioni
della condanna nella sentenza d'appello: "Il movente
dell'omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario
impegno civile con cui lavittima aveva compiuto un'approfondita
ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia
degli anni Settanta".
 
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