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Ma
la sovranita' appartiene ancora al popolo ?
di
Alessandro Balducci*
E’ di questi giorni l’importante sentenza della Cassazione
con la quale i Supremi Giudici rimandano alla Consulta la
legge elettorale attuale accogliendo il ricorso di 27 ricorrenti
che hanno
sollevato dubbi sulla costituzionalità dell’attuale legge
elettorale denominata “porcellum”. In particolare la Cassazione
dice a chiare lettere che "è dubbio che l'opzione seguita
dal legislatore costituisca il risultato di un bilanciamento
ragionevole e costituzionalmente accettabile tra i diversi
valori in gioco". Piazza
Cavour definisce "rilevanti e non manifestamente infondate"
le questioni di costituzionalità. Una bocciatura sonora, quindi,
sulla quale vale soffermarsi un attimo.
E’
importante evidenziare come i giudici di Piazza Cavour (sentenza
12060) prendano di mira soprattutto il premio di maggioranza:
"Si tratta di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando
(mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso
alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste
al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare
la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente
dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si
sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore
conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita
a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura,
potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi
basati un coalizioni diverse); dall'altro - scrive ancora
la Suprema Corte - esso provoca un'alterazione degli equilibri
istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria
del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che,
tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della
legislatura". Da qui la sua manifesta "irragionevolezza" in
base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione "dei
principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica"
[1].
Facciamo
un passo indietro. Il neo premier Enrico Letta, nel suo discorso
per il voto di fiducia alla Camera, ha detto e ripetuto che
di fronte alla situazione politica, economica e sociale, e
di fronte sia agli elettori che alla comunità internazionale,
è fondamentale esprimersi col “linguaggio sovversivo della
verità”. E’ un’affermazione più che condivisibile, soprattutto
se si pensa alla crisi di credibilità dell’attuale classe
politica di cui l’esito elettorale dello scorso febbraio è
stato il risultato più significativo.
Uno
degli obiettivi, se non addirittura l’obiettivo prioritario,
per l’ottenimento del quale si è giustificata la necessità
di un governo Pd-PdL, è stato quello dell’approvazione di
una legge elettorale migliore del porcellum. E anche se il
governo cosiddetto delle “larghe intese” in realtà è di intese
limitate perché esclude un’area politica significativa ed
importante, il M5S, è auspicabile ed opportuno che almeno
sulla legge elettorale non si ascolti solo il parere di Pd
e PdL, ma si presti attenzione alle idee che provengono sia
dall’opposizione (M5S, SeL) che alle proposte provenienti
da illustri ed importanti costituzionalisti come Sartori,
D’Alimonte, Rodotà, tanto per fare qualche esempio. Adesso
si aggiunge anche la voce della Suprema Corte che penso (e
spero!) sarà molto difficile ignorare.
Purtroppo
dal discorso per il voto di fiducia del premier Letta e dai
comportamenti recenti del neonato governo, si intuisce che
l’approvazione di una legge elettorale che restituisca la
sovranità perduta ai Cittadini è una preoccupazione “secondaria”,
per usare un eufemismo. Nel momento in cui scrivo queste brevi
note sembra che la preoccupazione maggiore dell’attuale classe
politica – o di una parte di essa – siano i guai giudiziari
del solito noto… Dov’è finito il “linguaggio sovversivo della
verità”? Quali motivi sono alla base del cambiamento di rotta?
Se
in nome del principio della governabilità, alcune democrazie
occidentali hanno adottato il sistema maggioritario, in base
al quale ad una forza politica, o ad una coalizione, che ha
ottenuto non la maggioranza assoluta ma quella relativa dei
seggi, viene assegnato un “premio di maggioranza” che le consenta
di formare un governo, il capo dello Stato nelle democrazie
parlamentari –e quindi anche in quella italiana - deve avere
la funzione fondamentale di garanzia. E’ per questo motivo
che il Parlamento, che è chiamato ad eleggere il Presidente
della Repubblica che – si badi bene! - non deve governare
ma rappresentare l’Unità della Nazione, deve essere scelto
col sistema elettorale proporzionale [2,3].
Questa
era la volontà dei Padri Costituenti. L’altra possibilità
è che il Capo dello Stato venga eletto direttamente dal popolo
sovrano; una presunta terza via non esiste come non esiste
nessun paese al mondo – a parte l’Italia - che abbia l’anomalia
di un capo dello Stato eletto attraverso un Parlamento scelto
con il sistema maggioritario. Non essendo un esperto di sistemi
elettorali rimando – per i più volenterosi - ad alcuni riferimenti
facilmente raggiungibili su Internet [1-4] per eventuali approfondimenti
(ma ve ne sono degli altri). Tuttavia,
alla luce della cronaca politica degli ultimi 20 anni e dell’uso
personale delle Istituzioni – sui cui esiti nefasti si sofferma,
per esempio, il recente libro di Umberto Gentiloni Silveri
[5] – è opportuno e necessario per uscire dalla situazione
di continua emergenza democratica, un sistema che non solo
superi il porcellum ma che separi in modo più incisivo il
potere legislativo dal potere esecutivo.
Oggi, paradossalmente, l’Italia, che è una Repubblica parlamentare,
ha un Parlamento che è schiavo del governo e che discute ed
approva soprattutto leggi e provvedimenti proposti dal governo
stesso (quasi l’80%) mentre l’opposizione ha un ruolo di controllo
(dove la parola “controllo” va messa tra virgolette) talmente
poco incisivo da far assomigliare il regime attualmente in
vigore ad un regime autoritario da “dittatura della maggioranza”
piuttosto che ad un sistema democratico e parlamentare. Se
poi a questa anomalia aggiungiamo fattori ulteriormente destabilizzanti
come la presenza del confitto d’interessi e della concentrazione
del potere mass-mediatico nelle mani praticamente di un solo
attore, ecco che una classe politica avveduta e lungimirante
non perderebbe altro tempo ad elaborare e proporre una legge
elettorale che possa essere anche l’occasione per introdurre
quelle garanzie politiche necessarie a ristabilire il “bilanciamento
ragionevole e costituzionalmente accettabile tra i diversi
valori in gioco”. Proprio come auspicato dalla recente sentenza
della Corte di Cassazione.
Recentemente
taluni hanno richiamato l'esperienza canadese [6, 7]della
“Citizen's assembly” [8]: un’esperienza che ha avuto alcuni
aspetti positivi ed altri meno ma che rappresenta un esempio
importante di come sia possibile coinvolgere la Cittadinanza
nelle decisioni rilevanti come i processi di formazione delle
leggi. Senza scendere nel dettaglio, in questa sede basta
dire che il processo è stato avviato costituendo un’assemblea
composta da un numero di persone rappresentativo della popolazione
sorteggiato tra cittadini che abbiano svolto la funzione di
giudice popolare di corte d’assise d’appello, eventualmente
integrato con ulteriori nominativi al fine di una equa rappresentanza
dei generi e delle minoranze linguistiche.
Un’esperienza
del genere, se riprodotta in Italia, in tempi come quelli
attuali caratterizzati da una forte sfiducia dei Cittadini
nelle Istituzioni, aiuterebbe moltissimo a ricostruire quel
rapporto tra elettori e istituzioni oggi terribilmente compromesso.
Convinti come siamo che la reazione alla “cattiva politica”
ed agli errori/orrori della “casta” non può limitarsi alla
semplice indignazione, ma deve allargarsi alla partecipazione
ed al coinvolgimento nelle scelte che ci riguardano tutti.
1
2
A. Cuzzocrea, intervista a D’Alimonte, Repubblica, 11/11/2012
3
U. Intini, “Quirinale, cortocircuito col premio di maggioranza”,
Avanti, 26/04/2013
4
G. Sartori, “Tanto semplice che non si farà”, Corriere della
Sera, 21/10/2012
5
U. Gentiloni Silveri, “Contro scettici e disfattisti. Gli
anni di Ciampi 1992-2006”, Laterza, 2013
6
7
8
*
Cordinatore
della Commissione "Cittandinanza e Costituzione"
dell'Osservatorio
 
Dossier
diritti
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