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19 maggio 2013
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Ma la sovranita' appartiene ancora al popolo ?
di Alessandro Balducci*

E’ di questi giorni l’importante sentenza della Cassazione con la quale i Supremi Giudici rimandano alla Consulta la legge elettorale attuale accogliendo il ricorso di 27 ricorrenti che hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità dell’attuale legge elettorale denominata “porcellum”. In particolare la Cassazione dice a chiare lettere che "è dubbio che l'opzione seguita dal legislatore costituisca il risultato di un bilanciamento ragionevole e costituzionalmente accettabile tra i diversi valori in gioco". Piazza Cavour definisce "rilevanti e non manifestamente infondate" le questioni di costituzionalità. Una bocciatura sonora, quindi, sulla quale vale soffermarsi un attimo.

E’ importante evidenziare come i giudici di Piazza Cavour (sentenza 12060) prendano di mira soprattutto il premio di maggioranza: "Si tratta di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse); dall'altro - scrive ancora la Suprema Corte - esso provoca un'alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura". Da qui la sua manifesta "irragionevolezza" in base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione "dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica" [1].

Facciamo un passo indietro. Il neo premier Enrico Letta, nel suo discorso per il voto di fiducia alla Camera, ha detto e ripetuto che di fronte alla situazione politica, economica e sociale, e di fronte sia agli elettori che alla comunità internazionale, è fondamentale esprimersi col “linguaggio sovversivo della verità”. E’ un’affermazione più che condivisibile, soprattutto se si pensa alla crisi di credibilità dell’attuale classe politica di cui l’esito elettorale dello scorso febbraio è stato il risultato più significativo.

Uno degli obiettivi, se non addirittura l’obiettivo prioritario, per l’ottenimento del quale si è giustificata la necessità di un governo Pd-PdL, è stato quello dell’approvazione di una legge elettorale migliore del porcellum. E anche se il governo cosiddetto delle “larghe intese” in realtà è di intese limitate perché esclude un’area politica significativa ed importante, il M5S, è auspicabile ed opportuno che almeno sulla legge elettorale non si ascolti solo il parere di Pd e PdL, ma si presti attenzione alle idee che provengono sia dall’opposizione (M5S, SeL) che alle proposte provenienti da illustri ed importanti costituzionalisti come Sartori, D’Alimonte, Rodotà, tanto per fare qualche esempio. Adesso si aggiunge anche la voce della Suprema Corte che penso (e spero!) sarà molto difficile ignorare.

Purtroppo dal discorso per il voto di fiducia del premier Letta e dai comportamenti recenti del neonato governo, si intuisce che l’approvazione di una legge elettorale che restituisca la sovranità perduta ai Cittadini è una preoccupazione “secondaria”, per usare un eufemismo. Nel momento in cui scrivo queste brevi note sembra che la preoccupazione maggiore dell’attuale classe politica – o di una parte di essa – siano i guai giudiziari del solito noto… Dov’è finito il “linguaggio sovversivo della verità”? Quali motivi sono alla base del cambiamento di rotta?

Se in nome del principio della governabilità, alcune democrazie occidentali hanno adottato il sistema maggioritario, in base al quale ad una forza politica, o ad una coalizione, che ha ottenuto non la maggioranza assoluta ma quella relativa dei seggi, viene assegnato un “premio di maggioranza” che le consenta di formare un governo, il capo dello Stato nelle democrazie parlamentari –e quindi anche in quella italiana - deve avere la funzione fondamentale di garanzia. E’ per questo motivo che il Parlamento, che è chiamato ad eleggere il Presidente della Repubblica che – si badi bene! - non deve governare ma rappresentare l’Unità della Nazione, deve essere scelto col sistema elettorale proporzionale [2,3].

Questa era la volontà dei Padri Costituenti. L’altra possibilità è che il Capo dello Stato venga eletto direttamente dal popolo sovrano; una presunta terza via non esiste come non esiste nessun paese al mondo – a parte l’Italia - che abbia l’anomalia di un capo dello Stato eletto attraverso un Parlamento scelto con il sistema maggioritario. Non essendo un esperto di sistemi elettorali rimando – per i più volenterosi - ad alcuni riferimenti facilmente raggiungibili su Internet [1-4] per eventuali approfondimenti (ma ve ne sono degli altri). Tuttavia, alla luce della cronaca politica degli ultimi 20 anni e dell’uso personale delle Istituzioni – sui cui esiti nefasti si sofferma, per esempio, il recente libro di Umberto Gentiloni Silveri [5] – è opportuno e necessario per uscire dalla situazione di continua emergenza democratica, un sistema che non solo superi il porcellum ma che separi in modo più incisivo il potere legislativo dal potere esecutivo.

Oggi, paradossalmente, l’Italia, che è una Repubblica parlamentare, ha un Parlamento che è schiavo del governo e che discute ed approva soprattutto leggi e provvedimenti proposti dal governo stesso (quasi l’80%) mentre l’opposizione ha un ruolo di controllo (dove la parola “controllo” va messa tra virgolette) talmente poco incisivo da far assomigliare il regime attualmente in vigore ad un regime autoritario da “dittatura della maggioranza” piuttosto che ad un sistema democratico e parlamentare. Se poi a questa anomalia aggiungiamo fattori ulteriormente destabilizzanti come la presenza del confitto d’interessi e della concentrazione del potere mass-mediatico nelle mani praticamente di un solo attore, ecco che una classe politica avveduta e lungimirante non perderebbe altro tempo ad elaborare e proporre una legge elettorale che possa essere anche l’occasione per introdurre quelle garanzie politiche necessarie a ristabilire il “bilanciamento ragionevole e costituzionalmente accettabile tra i diversi valori in gioco”. Proprio come auspicato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione.

Recentemente taluni hanno richiamato l'esperienza canadese [6, 7]della “Citizen's assembly” [8]: un’esperienza che ha avuto alcuni aspetti positivi ed altri meno ma che rappresenta un esempio importante di come sia possibile coinvolgere la Cittadinanza nelle decisioni rilevanti come i processi di formazione delle leggi. Senza scendere nel dettaglio, in questa sede basta dire che il processo è stato avviato costituendo un’assemblea composta da un numero di persone rappresentativo della popolazione sorteggiato tra cittadini che abbiano svolto la funzione di giudice popolare di corte d’assise d’appello, eventualmente integrato con ulteriori nominativi al fine di una equa rappresentanza dei generi e delle minoranze linguistiche.

Un’esperienza del genere, se riprodotta in Italia, in tempi come quelli attuali caratterizzati da una forte sfiducia dei Cittadini nelle Istituzioni, aiuterebbe moltissimo a ricostruire quel rapporto tra elettori e istituzioni oggi terribilmente compromesso. Convinti come siamo che la reazione alla “cattiva politica” ed agli errori/orrori della “casta” non può limitarsi alla semplice indignazione, ma deve allargarsi alla partecipazione ed al coinvolgimento nelle scelte che ci riguardano tutti.

1

2 A. Cuzzocrea, intervista a D’Alimonte, Repubblica, 11/11/2012

3 U. Intini, “Quirinale, cortocircuito col premio di maggioranza”, Avanti, 26/04/2013

4 G. Sartori, “Tanto semplice che non si farà”, Corriere della Sera, 21/10/2012

5 U. Gentiloni Silveri, “Contro scettici e disfattisti. Gli anni di Ciampi 1992-2006”, Laterza, 2013

6

7

8

* Cordinatore della Commissione "Cittandinanza e Costituzione" dell'Osservatorio


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