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Iran
: elezioni con molte incognite e qualche speranza
di
Shorsh Surme*
Si
svolgeranno le elezioni presidenziali in Iran, il prossimo
14 giugno, e già cominciato lo scontro tra gli ultraconservatori
appoggiati dall’attuale presidente Ahmadinejad e gli altri
schieramenti. In particolare il famoso movimento Onda verde
capeggiato da due riformatori, Mir-Hossein Mousavi e Mehdi
Karroubi, che sono stati tra i protagonisti delle manifestazioni
contro i brogli elettorali nel 2009 e ancora sono agli arresti
domiciliari.
I riformisti iraniani da tempo restano esclusi dalla vita
politica. Ma questa volta potrebbe essere diverso per due
motivi. Il primo è la disastrosa situazione economica
che sta attraversando il paese. Il Rial, la moneta iraniana,
sta subendo una forte svalutazione: nel 2012 aveva perso l’80%
del suo valore rispetto al dollaro, e questo implica l’aumento
dei prezzi.
Il secondo motivo è la divergenza interna tra gli Ayatollah.
Basti pensare alla questione nucleare iraniana: nel febbraio
scorso il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akhbar Salehi,
aveva dichiarato la volontà di Teheran di rispondere positivamente
alla comunità internazionale ed in particolare i paesi 5+1
per una soluzione al problema, ma subito è arrivata una secca
smentita da parte della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei,
che, appellandosi al senso di orgoglio nazionale, ha sottolineato
come un cedimento alle condizioni imposte da attori esterni
sia un atto di sottomissione.
Finora
i primi candidati sono Ali Akbar Velayati, ex ministro degli
Esteri durante la guerra Iraq –Iran, el’attuale consigliere
conservatore della Guida suprema per la politica estera, Ali
Larijani, presidente del Majlis (Parlamento), Efsandiar Rahim
Manshaei, collaboratore del presidente Ahmadinejad, Ali Akbar
Hashemi Rafsanjani
- soprannominato kuseh (lo squalo), per la poca barba - uno
dei più importanti grossisti di pistacchi d'Iran ed anche
ex presidente della Repubblica, Mohsen Rezai, l’ex ufficiale
dei Pasdaran (guardie della rivoluzione) e Mohammad Baqer
Qalibaf, il sindaco di Teheran.
Si
sa che l’Iran è un mosaico di popoli ed etnie,tra cui Arabi,
Armeni, Azeri, Beluci, Qashai, Turkmeni e Curdi. Questi ultimi
sono 8 milioni che vivono nel Kurdistan dell’Iran privi di
ogni libertà. La lotta del popolo curdo in Iran risale agli
inizi degli anni trenta. Il 22 gennaio 1946 i Curdi cominciarono
in Azerbaigian, a proclamare la Repubblica curda di Mahabad,
presieduta dal giudice Qazi Mohamed e sopravvissuta solo 9
mesi.
Non
era una impresa scellerata o irrazionale: i Curdi nel tracciare
i confini della loro Repubblica ricalcano - almeno nella parte
iraniana - quelli tracciati dal Trattato di Sevres con la
Turchia (1920), che - dopo le numerose rivolte curde nei decenni
precedenti - finalmente riconosceva al popolo curdo l'autodeterminazione
e l'indipendenza. Ma il trattato di Sevres fu tradito da quello
di Losanna nel 1923. Proprio il 24 luglio del 1923 il Kurdistan
fu diviso arbitrariamente tra quattro Stati: Iraq, Iran, Turchia
e Siria.
Khomeini,
dopo il suo ritorno in Iran nel 1979 e la creazione della
Repubblica Islamica, presto si rivelo più repressivo e ancora
più feroce nei confronti delle minoranze del regime dello
scià. Khomeini era ancora a Parigi, quando promise ai Curdi
che una volta tornato in Iran avrebbe concesso l’autonomia
alla popolazione curda, invece, non appena arrivato in Iran
nel 1979, cominciò a massacrare i Curdi assassinando
il segreteraio del partito democratico curdo dell’Iran, Dr.
Abdulrahman Qasmlu e il suo successore Dr. Sharaf kandi. Non
solo, l’Ayatollah Khomeini disse testualmente “Uccidere
un curdo non è peccaminoso”.
*
giornalista curdo-iracheno.
 
Scheda
sul Kurdistan e i Curdi
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