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Il
porcellum dell'Ordine dei Giornalisti
di
Romano Bartoloni*
Come se i disastri di una porcata di legge elettorale non
avessero insegnato nulla, l’Ordine dei giornalisti, ridotto
a una fabbrica di illusioni e di disoccupati, si prepara tranquillamente
al rinnovo elettorale di maggio con i meccanismi di una legge
anacronistica e palla di piombo ai piedi di una moderna informazione
in tempi di mutazioni epocali.
Mentre
la gente si è espressa alle politiche contro il perpetuarsi
dei carrozzoni del potere, si andrà a votare con gli stessi
scopi e le stesse ragioni di 50 anni fa (allora dominava la
carta stampata, la tv era ai primi passi e internet era di
là da venire!) per mantenere in vita un pletorico organismo
di 330 giudici togati (150 nell’OdG nazionale e 180 in quelli
regionali), peraltro diventati inutili ex con la costituzione
dei consigli di disciplina per la terzietà della vigilanza
deontologica.
Il movimento delle 5stelle ha sfondato il 24 e il 25 febbraio,
conquistando il cuore di tanti italiani e il primo posto alla
Camera, perché ha saputo dilagare nel web che, grazie ai grillini,
è diventato un agorà telematica, una enorme piazza virtuale
dove centinaia e centinaia di migliaia di cittadini diventano
protagonisti, si incontrano, si scambiano opinioni e si consultano
sul futuro del Paese.
Un mondo di dibattito e di confronto che sta mettendo all’angolo
un giornalismo rimasto all’abc del digitale per propria insipienza
ma anche per la miopia degli editori. Un mondo, dove ognuno
può entrare in punta di piedi o a gamba tesa, e dove giocoforza
si produce una comunicazione caotica, allargando sì gli orizzonti
dei rapporti sociali, ma anche i ntasando gli scambi di messaggi
con rischi di confusione e disorientamento. Non
a caso, di fronte a una condizione di contestata arretratezza
corporativa, Grillo e i suoi sono arrivati alla semplificata
conclusione che i giornalisti sono una massa di cialtroni
asserviti ai padroni, mettendo ad uno dei primi punti del
loro programma l’abolizione dell’Ordine.
Ancora non sarebbe tutto perduto, se il giornalismo cercasse
di recuperare una propria identità, dedicandosi a 360 gradi,
con umiltà e spirito missionario, ad un’informazione corretta,
di qualità e di mediazione dentro il web, e si liberasse,
con senso di responsabilità, delle inutili zavorre inesistenti
nel resto dell’ Europa e invise all’opinione pubblica.
*
Presidente
del Sindacato Cronisti Romani . Si ringrazia il presidente
UNCI Guido Columba
 
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